Il presidente Luca Zhou Long: “Continua la nostra azione di solidarietà sul territorio e quello della scuola è un ambiente di fondamentale importanza”

Le porte delle case si sono aperte, i confini no. I travel blogger sono ancora in quarantena. La riflessione di Iara Heidempergher, italobrasiliana, davanti a un mondo diventato improvvisamente troppo piccolo.

 

In questo ultimo periodo si è parlato tanto di frontiere. Frontiere che chiudono e altre che riaprono con limitazioni. Regole diverse in ogni Paese, quarantene obbligatorie per qualcuno, opzionali per altri, nulle per altri ancora. Area Schengen e libera circolazione. Tutto in sospeso o in fase di riapertura.

 

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Le discoteche in Cina stanno gradualmente tornando alla normalità, dopo il periodo di chiusura, anche grazie alle misure di prevenzione contro il coronavirus che stanno adottando.

 

I locali cinesi hanno potuto riaprire dalla metà di marzo, dopo circa sei settimane di chiusura, ma ci sono volute altre settimane perché la gente tornasse a frequentarli.

 

I clienti erano infatti preoccupati per la loro sicurezza, anche perché alcuni locali sono stati al centro di episodi di riacutizzazione dell'epidemia, come è capitato alcune settimane fa in Corea del Sud, e questo ha influito sul giro di affari delle attività.

 

Il “44KW” è un club per gli amanti della musica elettronica nel centro finanziario di Shanghai che ha riaperto a metà marzo: racconta il proprietario che inizialmente la preoccupazione per la loro sicurezza ha tenuto lontano i clienti, che erano pochi, e la situazione è andata migliorando verso la fine di aprile, per tornare ai livelli medi dell'anno scorso a metà maggio.

 

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Ad ispirare fiducia negli avventori hanno contribuito le norme di prevenzione prese dal locale.

 

Il club controlla la temperatura di ogni cliente e gli fa registrare i propri dati. Il personale, inclusi i buttafuori, indossa maschere e guanti, ed anche molti clienti indossano mascherine sebbene per loro non sia obbligatorio.

 

Alcuni bicchieri sono stati sostituiti con bicchieri di plastica ed il club ha installato distributori di igienizzante per le mani. Inoltre, maniglie e servizi igienici sono disinfettati ogni ora, mentre l'intero club viene sanificato ogni giorno, prima e dopo l'apertura.

 

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Con l'applicazione di queste misure i locali della Cina cercano di tornare ad una nuova normalità, ed il riscontro da parte dei clienti è positivo: molti infatti hanno dichiarato che sulla scelta di quali locali frequentare influenzano le precauzioni adottate per garantire la sicurezza dei clienti.

Stanno arrivando ancora in questi giorni presso la sede del Dipartimento del Farmaco a San Salvi, i pacchi di mascherine dalla Cina donati da sette medici specializzati cinesi, ospiti negli anni scorsi della Asl Toscana centro nell’ambito del progetto di collaborazione con il Ministero della Salute Cinese e curato dalla Asl attraverso lo staff delle relazioni internazionali aziendali. Si tratta di 6000 mascherine che verranno distribuite negli ospedali della Toscana centro grazie alla generosità di questi sette medici cinesi, tutti provenienti dall’ospedale affiliato Guangdong Medical University e dal “Second Affiliated Hospital”, che fra il 2015 e il 2019 hanno studiato a Firenze presso l’ospedale Santa Maria Nuova.

 

I pacchi sono stati preceduti da uno scambio di email in cui uno dei medici della provincia del Guangdong, ospite a Firenze nel 2018, ha ricordato i mesi di tirocinio fatto nei reparti degli ospedali aziendali.

 

Il progetto con la Asl è attivo da circa 7 anni e in questo periodo di tempo oltre 350 medici specialisti cinesi, provenienti da tutta la Cina, hanno trascorso un periodo di frequenza osservazionale negli ospedali dell'area fiorentina e nei presidi di Prato e Empoli. Gli scambi si sono intensificati negli anni e la donazione di questi giorni è il frutto di un intenso rapporto di collaborazione che la struttura Rapporti internazionali dell’Azienda ha curato nel tempo.

 

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Teli arrivati dalla Cina con le bandiere cinesi e italiana.jpg

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