Secondo le previsioni, la Cina avrebbe dovuto completare la rete di satelliti del sistema Beidou all'incirca tra un anno e mezzo; i tecnici hanno invece bruciato i tempi e lo scorso 23 giugno hanno messo in orbita con successo il 55° ed ultimo Beidou Navigation Satellite (BDS).

 

Questo lancio conclude un programma iniziato nel 2017 e garantisce alla Cina una copertura globale assicurandole l'indipendenza militare dal sistema GPS, di proprietà del governo statunitense.

 

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Molti analisti avevano evidenziato come la dipendenza della Cina dalla rete GPS avrebbe potuto essere uno svantaggio in caso di conflitto prolungato con gli Stati Uniti, perché avrebbe potuto rendere la tecnologia militare cinese vulnerabile agli attacchi americani; adesso invece, la nuova generazione di BDS garantirà che i sistemi militari cinesi, nonché la navigazione e la messaggistica, restino online e al sicuro dalle interferenze statunitensi.

 

Il completamento della rete di satelliti Beidou ha ripercussioni che vanno oltre l'indipendenza militare, perché va ad incidere sullo sviluppo dell'influenza tecnologica della Cina in tutto il mondo.

 

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La Cina ha infatti promosso il sistema Beidou nell'ambito dell'iniziativa della Nuova Via della Seta, ottenendo successo: un'analisi del Nikkei ha mostrato che l'anno scorso i satelliti cinesi sono stati raggiunti più frequentemente dei satelliti GPS in 130 dei 185 paesi, principalmente nelle aree del sud-est asiatico e dell'Africa. Il sistema di navigazione BDS è inoltre l'impostazione predefinita per gli smartphone e le auto cinesi, cosa che ovviamente ne garantisce la diffusione sul mercato globale.

 

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Il sistema presenta delle caratteristiche che hanno suscitato l'interesse della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Il sistema BDS riceve ed invia informazioni: i satelliti infatti sono dotati di una funzione di messaggistica breve, da utilizzare in caso di disastro, e raccolgono informazioni sulla posizione dei dispositivi dotati di chip di navigazione BDS. Il GPS invece invia solo segnali, sebbene esistano smartphone abilitati per GPS in grado di essere monitorati per mezzo di app come ”Trova il mio iPhone”.

Quasi 4 anni di lavoro e più di 55.000 foto: questi numeri danno la misura dell'impegno messo in campo dall'Università di Zhejiang e dall'Istituto di ricerca sulle grotte di Yungang per ricreare una replica 3D della Grotta n.12 del complesso archeologico delle Grotte dello Yungang.

 

Le Grotte di Yungang sono capolavori dell'arte buddista cinese risalenti a 1.500 anni fa e sono situati a Datong, nella provincia dello Shanxi nella Cina Settentrionale.

 

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Adesso, la Grotta n.12 del complesso potrà essere visitata senza recarsi nell'area, grazie ad una replica 3D in scala 1:1, che è stata completata di recente, e che può essere trasportata e assemblata fuori dalla provincia.

 

La riproduzione è composta da 110 blocchi di due metri cubi, ciascuno del peso di circa due tonnellate, disposti su sei livelli, che possono essere spediti con otto container standard ed essere assemblati in una settimana.

 

La Grotta n.12 è profonda 14 metri, larga 11 ed alta 9, ed è scolpita con ricche immagini di figure celesti e strumenti musicali che rappresentavano la prima orchestra sinfonica reale nell'antica Cina: per questa ragione è conosciuta anche come la Grotta della Musica.

 

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La complessità delle tecniche di scultura hanno reso difficoltoso ed impegnativo il processo di riproduzione, costringendo gli scienziati a forzare le tecniche di stampa 3D ai limiti delle possibilità tecniche.

 

I primi problemi sono sorti al momento di fare la scansione delle superfici, e poi in fase di elaborazione dei dati raccolti: i dati erano così numerosi che gli scienziati hanno dovuto suddividere la grotta in blocchi, da combinare successivamente.

 

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Per realizzare questo passaggio, tuttavia, hanno dovuto adattare una stampante speciale, perché non esistevano precedenti esempi di stampa della stessa qualità richiesta.

 

Anche per la colorazione il team ha dovuto abbandonare le tecniche di colorazione 3D, perché i risultati non erano all'altezza degli standard voluti. Per colorare la Grotta della Musica è stata usata la colorazione artificiale, che ha permesso di riprodurre le tonalità brillanti che la grotta aveva dopo essere stata ultimata.

A causa dello sviluppo della tecnologia AI, nessun lavoro può dirsi al sicuro. In occasione delle Due Sessioni, l'evento politico più importante dell'anno in Cina, l'emittente statale Xinhua ha svelato la prima anchorwoman 3D animata da intelligenza artificiale al mondo.

 

La presentatrice artificiale si chiama Xin Xiaowei ed è stata modellata sulla giornalista di Xinhua Zhao Wanwei, che si occupa di attualità. L'uso degli anchorman animati dall'intelligenza artificiale in Cina non è una novità: Xinhua e altre agenzie di stampa hanno già utilizzato presentatori virtuali dotati di intelligenza artificiale che però erano limitati dalla loro postura rigida e dalla immobilità . Chen Wei, direttore generale del dipartimento di tecnologia interattiva Sogou AI, ha osservato: "Il 2D è leggermente più realistico del 3D, ma il 3D è più flessibile".

 

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Le differenze tra Xin Xiaowei e i suoi predecessori anchorman artificiali 2D sono la varietà dei movimenti e il raggio d'azione. Non solo l'intelligenza artificiale le permette di muoversi, girarsi e camminare, ma, grazie ai dettagli grafici, si possono vedere le singole ciocche di capelli e i pori della pelle.

 

Sina Tech riferisce che "negli scatti ravvicinati ad alta definizione, la pelle, i pori, i denti, le labbra, gli occhi e i capelli dell'ancora sintetica 3D AI raggiungono un altissimo grado di fedeltà". Per quanto riguarda il parlato, "il coordinamento tra la voce e i dettagli dei suoi movimenti delle labbra e il movimento dei suoi muscoli facciali, l'aspetto generale ha raggiunto un alto grado di naturalezza". Inoltre, Xin Xiaowei può cambiare il trucco, gli abiti e le acconciature in base a diversi scenari di notizie.

 

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Il processo per creare Xin Xiaowei è stato meticoloso ed "estremamente complicato". Sono state eseguite enormi quantità di raccolta dati, con centinaia di telecamere che hanno scannerizzato 360 gradi di Zhao Wanwei per catturare ogni minimo movimento.

 

Ecco un video di Xin Xiaowei:

 

Il primo satellite cinese, Dongfanghong-1, fu lanciato nello spazio il 24 aprile 1970, e dal 2016 il 24 aprile è stata scelto per la Giornata spaziale del paese.

 

Quest'anno, per commemorare i 50 anni del lancio, è stato scelto di allestire una mostra online, che è stata inaugurata proprio il 24 aprile.

 

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La mostra è stata realizzata dal National Museum of China e dalla China Academy of Space Technology e ripercorre i passi compiuti dalla Cina da quel primo lancio mostrando al visitatore quasi 50 articoli di vario genere: si passa da manoscritti e francobolli celebrativi, fino a simulatori e tute spaziali.

 

Tra i cimeli visibili spiccano la tuta con cui l'astronauta cinese Yang Lwei ha partecipato al volo della navicella spaziale Shenzhou-5 nel 2003, ed il calcolatore a manovella usato dall'esperto di fisica nucleare Deng Jiaxian durante lo studio e lo sviluppo della prima bomba atomica cinese.

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