Hu Wengu, sviluppatore di giochi elettronici, ha coltivato interessi eclettici fin dall'infanzia: a cinque anni ha iniziato a studiare pianoforte, ha partecipato alla creazione di animazioni Flash durante la scuola primaria ed ha iniziato a programmare i suoi giochi per computer alle medie, ora a 29 anni sta dedicandosi ad applicare la tecnologia dell'intelligenza artificiale per ripristinare materiale storico e mettere in movimento personaggi storici.

 

Hu ha pubblicato su YouTube, dove è noto con lo pseudonimo di DGSpitzer, diversi tutorial dove spiega la sua tecnica, sforzandosi di realizzare video che non richiedono alcun background nella programmazione, in modo che gli spettatori possano seguirli e realizzare le proprie creazioni. La sua convinzione, infatti, è che l'intelligenza artificiale possa ridurre il tempo speso in processi laboriosi, offrendo così maggiore margine agli artisti ed ai creatori per dedicarsi ai processi creativi.

 

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Le ultime esplorazioni di Hu hanno riguardato l'uso dell'intelligenza artificiale nel restauro di clip documentari d'archivio, in particolare per quanto riguarda l'interpolazione del movimento e la colorazione. I video che ha restaurato includono una sfilata di moda degli anni '20 del XX secolo a Shanghai, dove giovani donne provenienti da tutta la Cina hanno presentato l'abbigliamento e le acconciature alla moda del giorno parlando un inglese fluente e vari dialetti cinesi.

 

Un altro video restaurato da Hu è un filmato proveniente dalla Moving Imagine Research Collection della Università del South Carolina e mostra la vita di Pechino 100 anni fa: il restauro ha nuovamente reso visibili alcuni dettagli che nell'originale non saltavano all'occhio, come ad esempio i residenti che di nascosto fissano la telecamera.

 

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Il punto di partenza di Hu è stato un altro, cioè trovare un'applicazione dell'IA che trasformasse le immagini fisse in brevi video che li mostrano con i tratti del viso chiari e con espressioni vivide. I video clip utilizzati come modelli per le immagini originali sono stati selezionati per incarnare le espressioni facciali più vivide ed adattarsi adeguatamente alle loro persone. "Il processo non è un compito facile", ammette Hu, "perché ogni personaggio ha dovuto superare una dozzina di cicli di test, ed il tasso di fallimento è piuttosto alto".

 

È stato nel 1406 che Zhu Di, il terzo imperatore della dinastia Ming, decise di trasferire la capitale dell'Impero da Nanchino a Pechino, e ci vollero quasi 15 anni perché il trasferimento fosse completato: tra preparativi ed effettiva costruzione, fu solo nel 1420 che la Città Proibita aprì le sue porte agli Imperatori.

 

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Da allora sono passati 600 anni, ed oggi Pechino celebra l'anniversario del palazzo imperiale con la mostra “Everlasting Splendor: Six Centuries at the Forbidden City” aperta fino al 15 novembre.

 

La mostra espone oltre 400 reliquie culturali, che riflettono la storia della costruzione della Città Proibita, lo sviluppo del suo layout e il modo in cui è stata protetta e rinnovata negli ultimi decenni.

 

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Con i suoi 720.000 metri quadrati e i 1050 edifici antichi, la Città Proibita è il più grande complesso di palazzi rimasto al mondo, e mantiene ancora intatta la struttura di base, sebbene la disposizione di alcune parti sia cambiata negli anni a causa della ristrutturazione e del rifacimento dei palazzi.

 

Il complesso rappresenta il capitolo più elevato nella storia dell'antica architettura cinese, ed un esempio della inclusività della cultura cinese. Nel palazzo infatti si uniscono apporti provenienti da culture diverse, come elementi caratteristici della cultura Manchu che furono introdotti dagli Imperatori Qing (1644 – 1911), oppure combinazioni di belle arti cinesi ed occidentali.

 

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I curatori si pongono un obiettivo ambizioso: nelle loro intenzioni la mostra è solo la prima tappa di un viaggio nel tempo e nello spazio, e per accompagnare il visitatore hanno individuato nove checkpoint dove scansionando codici QR è possibile ottenere maggiori informazioni sulla storia della Città Proibita e degli importanti eventi di cui è stata il teatro.

Negli ultimi anni le insegne dei negozi di Hong Kong stanno rapidamente scomparendo, vuoi per la chiusura dei negozi, vuoi perché i cartelli non sono in regola con le norme di controllo degli edifici attuate nel 2010.

 

Di questo si sono resi conto due architetti, Ken Fung Tat-wai e Kevin Mak King-huai, che del salvare i cartelli privi di proprietari hanno fatto una missione.

 

Tutto è cominciato all'incirca sei anni fa, quando i due hanno notato per terra l'insegna cinese di un banco dei pegni ed hanno pensato che quel cartello avesse un valore culturale che non poteva essere gettato via: hanno perciò chiesto agli operai di prenderla con sé.

 

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Da quel momento hanno cominciato a prestare attenzione alle insegne sulle strade di Hong Kong tanto da arrivare a fondare nel 2017 una società che si occupa di recuperare i cartelli, fornendo eventualmente assistenza alle aziende che vogliano conservare le proprie firme uniche modificandole o aggiornandole.

 

Se molte insegne vengono dismesse per chiusura dell'attività (ed allora i due recuperano il cartello e lo aggiungono alla loro collezione), esistono anche negozi che hanno la necessità di cambiare l'insegna dietro richiesta delle autorità cittadine: in questi casi gli architetti si prendono carico della cosa, solitamente suggerendo di salvare i tubial neon ed i caratteri cinesi e di montarli sulla nuova insegna.

 

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Il valore e la bellezza delle insegne stanno infatti nell'arte calligrafica dei caratteri cinesi.

 

Storicamente quando il proprietario di un negozio aveva bisogno di un'insegna, assumeva un calligrafo per scrivere il nome dell'azienda con pennello ed inchiostro, che veniva poi portato da un fabbricante di insegne per trasporre la calligrafia in neon e su plexiglas.

 

 

Ancora oggi, che la scritta potrebbe essere fatta al computer, la scelta di scriverla manualmente è preferibile. I caratteri cinesi sono composti di parti diversi, ma quando scrivono per i cartelli i calligrafi uniranno i tratti in modo che ogni carattere possa essere realizzato in un unico pezzo per facilitare così l'installazione, un'accortezza impossibile da ottenere da un computer.

 

La minaccia che grava sulle insegne è però un'altra.

 

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Nei tempi passati esse servivano per localizzare il negozio, funzione che adesso è stata resa obsoleta da applicazioni come Google Maps; e tuttavia Ken Fung Tat-wai e Kevin Mak King-huai sono ottimisti che una nuova generazione di imprenditori comprenda come i cartelli hanno un fascino che è slegato dalla funzione, e decida di affidarsi a calligrafi per segnalare la propria attività e far rivivere il look retrò della scrittura cinese.

Il primo luglio 1921, al terzo piano di un palazzo di stile europeo nella Concessione internazionale di Shanghai, nasce il Partito Comunista Cinese

 

L’atto di fondazione ufficiale fu siglato a bordo di una barca sul Lago del Sud (Nan Hu), uno specchio d’acqua vicino alla città di Jiaxing, dove il Congresso era stato spostato poco dopo. Al primo Congresso era presente anche Mao Zedong in qualità di delegato di un gruppo di giovani comunisti dello Hunan.

 

I dodici delegati della seduta del 1° luglio 1921 che fonda il Pcc rappresentano nove cellule, con un totale di 57 membri. Il partito nasce così come federazione di gruppi rivoluzionari formati da intellettuali raccolti attorno a individui intraprendenti e vagamente ispirati a ideali marxisti.

 

Le tensioni tra il partito comunista e il nazionalista Kuomintang, il suo principale rivale, scoppiarono in una guerra civile da cui i comunisti emersero vittoriosi nel 1949. Nonostante le riforme del mercato cinese alla fine degli anni '70, il moderno stato cinese rimane un sistema leninista, come quelli di Cuba , Corea del Nord e Laos.

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