Un importante genere di video diffusi su TikTok sono quelli che spiegano agli utenti come riprodurre dettagli sugli abiti in modo da renderli simili a quelli dei marchi più importanti, oppure come trovare sui siti come DHGate, AliExpress o Amazon duplicati o elementi di prodotti di marchi come Chanel, Gucci o Lululemon.

 

I motivi di questa tendenza si spiegano con il fatto che i giovani sono attenti ai costi dei prodotti di design di cui sono al tempo stesso dei forti consumatori. La Generazione Z infatti è cresciuta negli anni della recessione ed ha visto le difficoltà finanziarie dei suoi genitori, così come della generazione precedente, sviluppando una grande attenzione nei confronti dei costi dei prodotti. Al tempo stesso, questa generazione è una delle più fotografate ed ha perciò bisogno di un guardaroba ricco.

 

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C'è inoltre il fattore della popolarità. Gli autori dei tutorial su come riprodurre abiti di marca dimostrano creatività ed inventiva e queste caratteristiche piacciono agli altri utenti, facendo aumentare la popolarità ai video.
Questi video sono dunque uno dei modi con cui i giovani consumatori cercano di unire l'esigenza di indossare abiti di marca senza spendere cifre importanti, analogamente all'acquisto di beni di seconda mano di cui abbiamo già parlato; tuttavia la loro diffusione impone una riflessione ai marchi.

 

Non è infatti possibile una risposta in termini di azione legale.

 

TikTok non consente annunci che promuovono prodotti o servizi che violano diritti d'autore marchi, privacy, pubblicità o altri diritti personali o proprietari. Sui post regolari degli utenti invece la posizione non è chiara, sebbene le linee guida della community stabiliscano la rimozione dei contenuti che promuovono attività criminali.

 

La società potrebbe essere potenzialmente responsabile se molti utenti indirizzano altri utenti alla vendita di 'dupes' (la parola usata su TikTok per indicare prodotti falsi), e ugualmente responsabili potrebbero essere gli utenti nel caso avessero una relazione di affiliazione con i venditori di prodotti contraffatti.

 

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I marchi pertanto dovrebbero fare causa ad un numero enorme di piccoli attori, cosa difficilmente percorribile, perché porterebbe ad un danno d'immagine che sarebbe controproducente e allontanerebbe potenziali acquirenti.
I giovani infatti sono interessati ad avere prodotti di design, e perciò una soluzione potrebbe essere produrre articoli a basso prezzo o collaborare con altre aziende per avere un'offerta per quella fascia di consumatori come ha già fatto LVMH con l'investimento nel marchio streetwear Madhappy.

 

La sfida resta tuttavia un'altra e riguarda il processo creativo. Gli adattamenti e le modifiche fatte dagli utenti TikTok sui prodotti dei marchi sono un segnale di come oggi la creatività sia collaborativa e dunque il processo creativo non possa più essere limitato agli studi dei design dei marchi ma debba in qualche modo aprirsi all'esterno. Come è la domanda a cui i marchi dovranno rispondere nei prossimi anni.

Sono numerosi i marchi dell’alta moda e del make-up che stanno rivolgendosi al mondo dei videogiochi per attrarre l’attenzione dei giovani consumatori.

 

Secondo le ultime stime, il mondo del gaming lo scorso anno valeva circa 152 miliardi di dollari a livello globale, e la Cina è un mercato particolarmente importante, con una popolazione di giocatori online composta da quasi mezzo miliardo di persone, di cui più della metà donne.

 

L’avvicinamento dei marchi del lusso al mercato del gaming prova che si sta superando il pregiudizio che pesava sul mondo dei videogiochi, e questo sia perché i genitori dei bambini di oggi sono cresciuti giocando, sia perché si è largamente diffuso il gioco sui social mobili tra le donne, che spesso si dedicano a questa attività nel lungo tempo che trascorrono sui mezzi di trasporto pubblico per andare e tornare da lavoro.

 

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Le strategie usate dai marchi sono diverse.

 

Il produttore del settore della bellezza Benefit Cosmetics ha annunciato a gennaio una partnership con l’organizzazione di e-sport Gen.G che ha portato alla costituzione in Asia di comunità di giocatrici, ed ora le società stanno creando una serie di video per Instagram e YouTube dove le giocatrici parlano di cosa significhi essere una influencer e ottenere restyling nello stile del loro “volto di gioco”.

 

Gucci, che già nel 2019 aveva lanciato sulla sua app mobile la funzionalità Gucci Arcade, che permetteva agli utenti di giocare a giochi in stile retrò in cambio di badge digitali Gucci, quest’anno ha invitato la squadra della League of Legends alla sua sfilata uomo autunno/inverno 2020 durante la Settimana della Moda di Milano.

 

Altri marchi guardano invece al mondo del gaming per le loro collezioni. È il caso di Louis Vuitton che si è ispirato agli universi propri della League of Legends per la sua collezione di abiti ed accessori femminili, o di Moschino, che si è rivolto al gioco The Sims per la sua collezione capsule autunno/inverno 2019 che includeva borse pixelate, magliette e motivi con l’iconico diamante verde galleggiante del gioco.

 

Strategie diverse, dunque, tutte orientate a conquistare il mercato dei videogiocatori.

Sono numerosi i marchi dell’alta moda e del make-up che stanno rivolgendosi al mondo dei videogiochi per attrarre l’attenzione dei giovani consumatori.

Secondo le ultime stime, il mondo del gaming lo scorso anno valeva circa 152 miliardi di dollari a livello globale, e la Cina è un mercato particolarmente importante, con una popolazione di giocatori online composta da quasi mezzo miliardo di persone, di cui più della metà donne.

L’avvicinamento dei marchi del lusso al mercato del gaming prova che si sta superando il pregiudizio che pesava sul mondo dei videogiochi, e questo sia perché i genitori dei bambini di oggi sono cresciuti giocando, sia perché si è largamente diffuso il gioco sui social mobili tra le donne, che spesso si dedicano a questa attività nel lungo tempo che trascorrono sui mezzi di trasporto pubblico per andare e tornare da lavoro.

Le strategie usate dai marchi sono diverse.

Il produttore del settore della bellezza Benefit Cosmetics ha annunciato a gennaio una partnership con l’organizzazione di e-sport Gen.G che ha portato alla costituzione in Asia di comunità di giocatrici, ed ora le società stanno creando una serie di video per Instagram e YouTube dove le giocatrici parlano di cosa significhi essere una influencer e ottenere restyling nello stile del loro “volto di gioco”.

Gucci, che già nel 2019 aveva lanciato sulla sua app mobile la funzionalità Gucci Arcade, che permetteva agli utenti di giocare a giochi in stile retrò in cambio di badge digitali Gucci, quest’anno ha invitato la squadra della League of Legends alla sua sfilata uomo autunno/inverno 2020 durante la Settimana della Moda di Milano.

Altri marchi guardano invece al mondo del gaming per le loro collezioni. È il caso di Louis Vuitton che si è ispirato agli universi propri della League of Legends per la sua collezione di abiti ed accessori femminili, o di Moschino, che si è rivolto al gioco The Sims per la sua collezione capsule autunno/inverno 2019 che includeva borse pixelate, magliette e motivi con l’iconico diamante verde galleggiante del gioco.

Strategie diverse, dunque, tutte orientate a conquistare il mercato dei videogiocatori.

Con oltre 30 boutique aperte in più di 22 città cinesi si può affermare senza difficoltà che Bvlgari abbia trovato la miscela perfetta tra il marketing ed il target di prodotto per conquistare una clientela più giovane rispetto a quella di altri paesi.

 

Il marchio è consapevole delle differenze che caratterizzano la Cina rispetto ad altri paesi, come ad esempio la richiesta di particolari pietre, quali la giada, la malachite ed il rubino, e perciò produce edizioni speciali di gioielli ed orologi con questi materiali esclusivamente per il mercato cinese. L’ultimo esempio è l’edizione speciale per l’Anno del Topo della collana Fiorever Lunar ornata di rubini invece che di diamanti.

 

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Forte di una presenza di 25 anni, Bvlgari progetta di continuare ad espandersi in Cina anche nel 2020, aprendo altri tre negozi in tre nuove città ed incrementando il settore dell’e-commerce: l’obiettivo è quello di raddoppiare il traffico sulla piattaforma Bvlgari e WeChat al fine di raggiungere quanti abitano in città dove non ci sono negozi fisici.

 

Ci saranno inoltre sforzi per conquistare la clientela più giovane, rivolgendosi a nuovi ambasciatori del lusso (di età inferiore ai 30 anni), e realizzando prodotti accattivanti per la Gen Zer, come la nuova collezione di gioielli B.zero1 presentata alla festa di lancio di New York, e caratterizzata da una linea più unisex e geometrica.

 

Sulle prospettive di sviluppo pesa anche per Bvlgari l’incognita del coronavirus. Il marchio è fiducioso che la Cina si riprenderà e che l’epidemia verrà debellata, e a questo fine ha fatto una donazione all’ospedale Spallanzani di Roma dove è stato isolato il virus e dove un team di ricercatori sta lavorando per trovare un vaccino.

Dopo una serie di passi falsi nelle loro campagne del 2019, che hanno ricevuto commenti che vanno dal "film horror " alla "falsa rappresentazione della cultura cinese", i marchi stanno diventando sempre più cauti nelle loro campagne pubblicitarie ispirate ad una delle festività più importanti della Cina.

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