Anime fumetti e videogiochi. Sono le attività che costituiscono la cosiddetta cultura ACG (anime comics gaming) che sta diventando di tendenza in Cina e sta attirando l'attenzione dei brand del lusso.

 

Sono 30 i brevi fumetti che Yang Fei ha scelto di usare per illustrare i risultati del villaggio di Jinjiang nella lotta contro la povertà.

 

Yang è andato nel villaggio nel 2017 per conto della Casa della cultura di Lijiang, nello Yunnan, dove lavora dopo la laurea conseguita presso l'istituto di animazione cinematografica e televisiva dell'università dello Shanxi. Il suo compito era spiegare agli abitanti le politiche governative di riduzione della povertà.

 

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Yang è tornato a Jingjiang nell'agosto di quest'anno per monitorare il lavoro. Durante la permanenza è rimasto colpito dai diversi cambiamenti che erano stati fatti per contrastare la povertà ed ha pensato di raccontarli tramite i fumetti. Una iniziativa che è piaciuta ai colleghi che lo hanno invitato a continuare ad usare le vignette per raccontare le attività contro la povertà.

Old Xian non si aspettava che una sua recente vignetta avrebbe suscitato lo scontro tra netizen cinesi e sudcoreani, dividendoli in due opposte fazioni.

 

Old Xian è l'autrice di 19 Days, il popolare boy's love ambientato ai nostri tempi. Alcuni giorni fa ha pubblicato un disegno dei quattro personaggi del fumetto con indosso abiti di stile antico, accompagnandolo dalla didascalia “il vecchio stile”: subito i netizen coreani hanno attaccato la vignetta, dicendo che alcuni degli abiti provenivano dall'antica Corea e chiedendo che fosse specificato il paese di origine.

 

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Old Xian ha risposto spiegando che gli abiti, ed in particolare un cappello nero a tesa larga, erano stati ispirati ad un antico dipinto rinvenuto nella tomba di un principe della dinastia Ming (1368-1644) e ad alcuni film cinesi ambientati in quel periodo.

 

La risposta non ha convinto i netizen, che hanno lanciato un hashtag per invitare altre persone a pubblicare testimonianze della provenienza coreana dei vestiti. Alla polemica si sono quindi aggiunti i netizen cinesi, che a loro volta hanno portato immagini della dinastia Ming a sostegno delle parole di Old Xian, ed hanno inoltre postato un video dei media sudcoreani che illustra l'evoluzione storica del gat coreano, il cappello tradizionale al centro degli attacchi.

 

Dal momento che Cina e Corea hanno avuto continui scambi culturali nel passato, influenzandosi reciprocamente per quanto riguarda cultura, tradizioni ed abiti, difficilmente sarà trovata una risposta certa alla questione.

Carol Bellese Choi è una pittrice di Hong Kong, a cui il governo ha imposto un periodo di stretto isolamento dopo che il suo ragazzo è risultato positivo al COVID-19.

 

Dopo essere rientrato dalla Francia il ragazzo di Choi ed il suo compagno di viaggio si sono ammalati a causa del coronavirus e sono stati ricoverati in ospedale; nel caso di Choi, che non aveva sintomi ma era entrata in contatto con il fidanzato, le autorità sanitarie hanno preferito farle fare una quarantena di 14 giorni presso la struttura allestita appositamente.

 

Choi ha preparato le valigie per due settimane, prendendo portatile, libri, abiti e asciugamani, ed alla mezzanotte del 16 marzo è stata prelevata dagli operatori sanitari, che in tute integrali l'hanno accompagnata su un minibus, sul quale era l'unica passeggera, fino alla stanza 1419 della struttura governativa.

 

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Durante la quarantena Choi si è creata una sua routine fatta di sessioni di yoga online, chat con il fidanzato e gli amici, controlli della temperatura e momenti di relax passati leggendo libri e guardando serie in streaming; tuttavia le giornate erano lunghe, non potendo uscire dalla stanza né avere il minimo contatto fisico, e segnate dall'ansia per la possibilità di avere contratto il virus e la preoccupazione per la salute del ragazzo; per superare questi sentimenti negativi, Choi ha iniziato a disegnare i “Corona Chronicle”.

 

Disegnati dapprima solo per lei, e poi condivisi con gli amici ed il ragazzo, i “Corona Chronicle” sono fumetti che ridono sui lati divertenti della quarantena.

 

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In uno vediamo il ragazzo di Choi con gli occhiali da sole e la faccia blu: la stanza dove stava infatti non aveva tende per ripararlo dal sole ed era gelata, perché era necessario mantenere una temperatura bassa, col risultato che sembra che il ragazzo stia in una stazione sciistica. In un altro il ragazzo ha con sé un uovo che chiama Wilson, con riferimento al film “Castaway” con Tom Hanks.

 

Anche Choi compare nei disegni, mentre prende il sole nella sua stanza come se fosse in spiaggia, sfruttando al massimo i raggi solari che entrano dalla finestra, oppure quando festeggia per aver trovato finalmente nel suo cestino del pranzo della frutta fresca.

 

Secondo Choi, in tutte le situazioni, anche in quelle difficili, è possibile trovare un lato comico ed è importante farlo perché ridere aiuta ad alleggerire la pressione, ed è convinta che i “Corona Chronicles” l'abbiano aiutata durante il periodo di isolamento, conclusosi con il ricongiungimento con il ragazzo, anch'esso immortalato in una striscia.

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