Intervista al nuovo presidente della Fondazione Italia Cina

 

di Lorenzo Lamperti

 

Il 2020 doveva essere l'anno del turismo e della cultura Italia Cina. Purtroppo è diventato l'anno del coronavirus. Uno scenario difficile, che non ha però dissuaso Mario Boselli dall'intraprendere una nuova e affascinante sfida, la presidenza della Fondazione Italia Cina. Imprenditore tessile, presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana e presidente dell'Istituto italo cinese, Boselli non si è tirato indietro e ha accettato il prestigioso incarico, succedendo ad Alberto Bombassei.

 

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Nell'occasione dell'anniversario della firma, Affaritaliani.it propone una cronologia di approfondimenti sulla Belt and Road e sui rapporti tra Italia e Cina

Lo scorso novembre Alibaba ha lanciato Taobao Life, un gioco avatar in 3D per attirare i fan cinesi della Gen Z, che è stato testato con successo in occasione di San Valentino.

La diffusione del coronavirus e le misure di isolamento messe in atto per contenerne la diffusione hanno avuto un impatto sulla produzione per la moda, portando a soluzioni che probabilmente diventeranno permanenti.

 

È questa l'opinione di Vincent Djen, produttore cinese di abbigliamento con sede a Shanghai.

 

Djen lavora con marchi europei quali Gant e Bruuns Bazaar, e nell'ultimo mese ha avuto numerosi contatti telefonici con i clienti europei per informarli dei ritardi della produzione, in particolare per quanto riguarda l'approvvigionamento di tessuti da parte dei fornitori. Molte delle fabbriche infatti lavorano sotto organico: in molte il personale rientrato a lavoro è del 50-80 %, ma nelle zone di di Shenzhen e Guangzhou la percentuale si attesta al 30%, perché gran parte del personale proviene da Wuhan.

 

Sulla base di questi ritardi i marchi danno ormai per perduta la produzione della collezione primaverile e si stanno concentrando su quella autunnale, per la quale prevedono una forte domanda.

 

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L'epidemia di coronavirus ha inoltre trasformato il modo in cui sono gestiti gli affari.

 

Le misure di contenimento del virus hanno portato all'annullamento dei previsti viaggi d'affari: molti clienti europei hanno rimandato le visite negli stabilimenti cinesi, ed anche gli imprenditori cinesi hanno annullato i propri incontri d'affari sostituendoli con videochiamate. Secondo Djen l'uso delle videochiamate si manterrà anche dopo l'emergenza, soprattutto negli incontri tra i partner locali, con i quali le riunioni sono più frequenti che con i clienti esteri.

 

Infine per quanto riguarda la situazione generale, Djen dice che nel mondo della moda e dell'abbigliamento cinese si registra un cauto ottimismo.

 

A Wuhan la situazione è migliorata, passando dai circa mille nuovi casi al giorno alle poche unità, sebbene i mercati all'ingrosso continuino ad essere completamente chiusi.

 

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Ad Hangzhou alcuni rivenditori sono aperti ma il traffico pedonale è basso ed in alcuni luoghi nei negozi è consentito l'impiego di una sola persona e l'ingresso di un cliente per volta. Anche a Shanghai la circolazione ha subito una flessione: i passeggeri della metropolitana, che sono in genere circa 10 milioni, adesso sono 4 milioni.

 

Sono tuttavia segnali positivi di ripresa e si può affermare che, mentre il resto del mondo sta affrontando gli effetti dell'epidemia, la Cina stia lentamente tornando alla normalità.

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