Si è aperta il 10 settembre per proseguire fino al 10 di ottobre la quinta edizione dell'Asian Pop-Up Cinema di Chicago, che ha l'obiettivo di colmare le differenze tra est ed ovest proponendo una selezione di film asiatici.

 

Questa edizione propone 22 film, provenienti da diversi paesi dell'Asia, e sperimenta un format nuovo, per cui i film potranno essere visti sia online che in presenza.

 

L'organizzazione ha allestito una manifestazione ibrida, che prevede la proiezione di 7 film nell'area del Davis Drive-In Theatre di Lincoln Yards, garantendo così il distanziamento sociale degli spettatori, mentre gli altri saranno visibili da casa.

 

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Molto forte è la presenza dei film cinesi: ben 11, provenienti dalla Cina continentale, da Hong Kong e da Taiwan.

 

Sono due i titoli di maggior rilievo.

 

Il primo è "All About ING" del regista Huang Zi. Si tratta di un dramma familiare che racconta gli sconvolgimenti dei rapporti tra padre, madre e figlio all'indomani della diagnosi di un cancro al fegato, con il grande merito di riuscire a dare voce ai sentimenti di tutti i personaggi.

 

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L'altro è invece la commedia romantica di Hong Kong "Women Who Flirt": quando il suo migliore amico di cui è da sempre innamorata le dice che sta frequentando una donna, la protagonista riunisce le sue amiche per farsi insegnare le astuzie femminili e riuscire a conquistarlo.

 

È inoltre prevista una serata speciale per il 1° ottobre: in occasione del Mid-Autumn Festival a tutti gli spettatori che andranno a vedere il film "The Climbers" di Daniel Lee saranno offerti mooncakes.

La 25a edizione del Busan International Film Festival (BIFF) si terrà dal 21 al 20 ottobre in un formato ridotto di un terzo rispetto alle edizioni precedenti e con una formula ibrida, con parte degli eventi in presenza e parte online.

 

Saranno annullati la maggior parte degli eventi che coinvolgono il contatto umano, tra cui le cerimonie di apertura e chiusura, il red carpet, i ricevimenti e le feste; saranno invece spostati online i saluti dal palco e gli incontri con i fan e gli altri ospiti.

 

Anche la selezione dei film è stata ridotta e quest'anno sono solo 192 da 68 paesi rispetto ai più di 300 tra lungometraggi e cortometraggi delle precedenti edizioni. Ogni film sarà proiettato una sola volta, e la valutazione avverrà online.

 

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Ad aprire la manifestazione sarà "Septet: The Story of Hong Kong" un film collettivo opera di sette registi di Hong Kong: Sammo Hung, Ann Hui, Patrick Tam, Wo Ping, Johnnie To, Ringo Lam e Hark Tsui.

 

Prodotto da Johnnie To, "Septet" è stato pensato per essere l'addio dei maggiori registi di Hong Kong ai film in 35 mm e per questa ragione il film è stato stato girato interamente su pellicola di quel formato, anziché su fotocamere digitali. Le storie descrivono Hong Kong abbracciando il periodo che va dagli anni '50 ai giorni nostri, con eccezione degli anni '70. Il progetto prevedeva che ciascun regista coinvolto dovesse rappresentare un decennio, e quegli anni erano stati affidati a John Woo, che ha abbandonato il film per motivi di salute.

 

Gli organizzatori hanno spiegato di aver ritardato il Busan Film Festival di due settimane per evitare la possibile ripresa del virus dopo le vacanze coreane del Ringraziamento di questo mese, che sono un momento in cui le persone attraversano il paese per incontrare amici e familiari. Durante la conferenza stampa hanno affermato che in caso di una nuova ondata di infezioni l'evento potrebbe essere cancellato definitivamente.

Iniziano a circolare le prime notizie sull'allestimento dell'Hainan Film Festival, in programma dal 5 al 12 dicembre.

 

Il festival seguirà gli analoghi appuntamenti di Shanghai e Pechino, ma nelle intenzioni degli organizzatori dovrebbe differenziarsi prevedendo un numero limitato di ospiti dall'estero.

 

Al fine di assicurare la sicurezza le misure di prevenzione delle epidemie saranno implementate, e i visitatori stranieri dovrebbero arrivare ad Hainan tramite canali speciali.

 

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Pur non nascondendo le difficoltà legate alla situazione sanitaria, gli organizzatori intendono rilanciare il festival.

 

Il capo selettore Roger Garcia sta programmando 100 film, contro i 130 del 2019, che dovrebbero essere sufficienti per lanciare per la prima volta una sezione di concorso. Ci saranno tre categorie, lungometraggi, documentari e cortometraggi, ciascuna con i consueti premi (miglior film, miglior contributo artistico, miglior attore ed attrice, miglior regista).

 

Gli organizzatori si aspettano un pubblico prevalentemente locale o comunque proveniente da altre zone della Cina, che sarà ospitato nei multiplex commerciali cinesi: al momento le restrizioni post-COVID consentono una vendita dei biglietti pari al 50% della capienza, ma Garcia punta ad un 75% al momento dell'apertura del festival.

 

La selezione dei titoli comprenderà film popolari e d'autore, che coprano la filmografia giapponese, cinese, del sud'est asiatico ed occidentale; il riscontro dei distributori europei è stato buono, soprattutto da parte di quelli che hanno partecipato all'edizione precedente.

 

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La decisione di aprire agli ospiti stranieri e la selezione internazionale dei film confermano la vocazione cosmopolita del Festival di Hainan e del territorio in generale.

 

Hainan rappresenta un'eccezione all'interno della Repubblica Popolare cinese, ed il governo di Pechino punta a fare di Hainan un'isola di libero scambio entro il 2020 e un porto di libero scambio entro il 2025, incentivando il trasferimento di società cinesi e straniere sul territorio.

La regista cinese statunitense Chloé Zhao ha vinto il Leone d'Oro di Venezia 2020 per il suo film “Nomadland”, un road movie con Frances McDormand nelle vesti di un vedova che viaggia per gli Stati Uniti.

 

Zhao è la prima regista donna a vincere il primo premio a Venezia dal 2010, quando fu assegnato a “Somewhere” di Sofia Coppola, ed è la prima donna di colore dopo Mira Nair nel 2001. Il riconoscimento aumenta le probabilità che la regista sia protagonista della prossima stagione posticipata degli Academy Awards, diventando la prima donna di colore ad ottenere una nomination come miglior regista.

 

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Protagonista di “Nomadland” è Frances McDormand che interpreta una vedova che si mette in viaggio dopo aver perso la sua casa, unendosi alla tribù di anziani abitanti dei furgoni che viaggiano per le strade degli Stati Uniti. Sebbene la regista abbia negato a più riprese che il film avesse un significato politico, da alcuni è stato visto come una sottile allegoria del declino degli USA con i suoi umili eroi aggrappati agli ultimi fili del sogno americano.

 

ZhaoMcDormand hanno potuto essere a Venezia: al momento del collegamento hanno ringraziato gli organizzatori di aver permesso loro di partecipare al festival in un modo così strano.

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