Iniziano a circolare le prime notizie sull'allestimento dell'Hainan Film Festival, in programma dal 5 al 12 dicembre.

 

Il festival seguirà gli analoghi appuntamenti di Shanghai e Pechino, ma nelle intenzioni degli organizzatori dovrebbe differenziarsi prevedendo un numero limitato di ospiti dall'estero.

 

Al fine di assicurare la sicurezza le misure di prevenzione delle epidemie saranno implementate, e i visitatori stranieri dovrebbero arrivare ad Hainan tramite canali speciali.

 

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Pur non nascondendo le difficoltà legate alla situazione sanitaria, gli organizzatori intendono rilanciare il festival.

 

Il capo selettore Roger Garcia sta programmando 100 film, contro i 130 del 2019, che dovrebbero essere sufficienti per lanciare per la prima volta una sezione di concorso. Ci saranno tre categorie, lungometraggi, documentari e cortometraggi, ciascuna con i consueti premi (miglior film, miglior contributo artistico, miglior attore ed attrice, miglior regista).

 

Gli organizzatori si aspettano un pubblico prevalentemente locale o comunque proveniente da altre zone della Cina, che sarà ospitato nei multiplex commerciali cinesi: al momento le restrizioni post-COVID consentono una vendita dei biglietti pari al 50% della capienza, ma Garcia punta ad un 75% al momento dell'apertura del festival.

 

La selezione dei titoli comprenderà film popolari e d'autore, che coprano la filmografia giapponese, cinese, del sud'est asiatico ed occidentale; il riscontro dei distributori europei è stato buono, soprattutto da parte di quelli che hanno partecipato all'edizione precedente.

 

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La decisione di aprire agli ospiti stranieri e la selezione internazionale dei film confermano la vocazione cosmopolita del Festival di Hainan e del territorio in generale.

 

Hainan rappresenta un'eccezione all'interno della Repubblica Popolare cinese, ed il governo di Pechino punta a fare di Hainan un'isola di libero scambio entro il 2020 e un porto di libero scambio entro il 2025, incentivando il trasferimento di società cinesi e straniere sul territorio.

Lo shuai jiao è uno stile di combattimento ravvicinato, conosciuto come wrestling cinese, che risale a migliaia di anni fa ed è considerato da alcuni esperti come il predecessore dei moderni sport di lotta e lancio, come ad esempio il judo.

 

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A dispetto della sua storia, questo sport è poco conosciuto fuori dalla Cina, e per molto tempo ha riscosso poco successo anche nel paese. Da alcuni anni tuttavia la situazione sta cambiando e molti praticanti di arti marziali stanno riavvicinandosi alla disciplina, anche per merito di Hu Wannian.

 

Hu Wannian ha 62 anni, ed ha iniziato a praticare lo shuai jiao all'età di 6 anni: Nel 2016 ha fondato un club di wrestling nel suo complesso residenziale di Pechino ed ha iniziato a promuovere questo sport tra i suoi vicini. Inizialmente i genitori avevano perplessità ad iscrivere i ragazzi, a causa delle condizioni spartane della struttura, ma Hu è riuscito a superare le diffidenze e fino ad ora ha formato 50 studenti.

 

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Tanto gli allievi quanto i genitori degli atleti sono soddisfatti dello shuai jiao, che secondo loro contribuisce a rafforzare mente e fisico e ad incrementare le capacità atletiche di chi lo pratica.

Secondo gli ultimi dati del governo, la presenza di single in Cina ha superato i 200 milioni. Si tratta di giovani laureati che pure senza essere sposati decidono di lasciare la casa di famiglia per costruirsi una vita autonoma nelle grandi città, dove spesso svolgono lavori intensi che lasciano poco tempo per socializzare.

 

La tendenza è in crescita e sta gradualmente modificando la percezione dei single da parte della società, trasformando abitudini consolidate.

 

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Un settore dove la trasformazione è particolarmente significativa è quello della ristorazione.

 

Tradizionalmente in Cina il cibo è condiviso da grandi gruppi riuniti intorno ad un tavolo circolare, ed è perciò molto raro andare a mangiare da soli. Adesso invece alcuni locali stanno ristrutturandosi per offrire posti per clienti solitari.

 

È il caso di un noodle bar di tendenza di Pechino: i proprietari hanno deliberatamente progettato il locale con un arredamento antisociale, così che i clienti che vengono da soli per godersi un buon pasto non sentano ansia per la loro mancanza di compagnia.

 

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Nel locale i commensali sono seduti lungo lunghi tavoli di bronzo, ciascuno racchiuso in un singolo cubicolo; anche i contatti con lo staff sono ridotti al minimo, e le ciotole arrivano ai clienti per mezzo di una tavola a scomparsa.
Altri locali stanno adottando soluzioni diverse, proponendo offerte speciali per pasti single-friendly con porzioni ridotte, o mettendo orsacchiotti giganti sulle sedie vuote, per tenere compagnia ai commensali solitari.

 

I single stanno diventando il target di riferimento anche per altri operatori di mercato, che stanno ridefinendo i loro prodotti per rispondere a queste nuove esigenze.

 

Ancora una volta la “rivoluzione” parte dalla tavola. Uno degli elettrodomestici più diffusi è il cuociriso, che spesso ha una capacità di 5 litri; se però la famiglia è composta da un solo componente, è necessario ridimensionare la macchina, diminuendone la capacità. Alcuni produttori stanno quindi lanciando linee di mini elettrodomestici, che vengono premiati dai clienti: secondo i dati diffusi da Alibabalo scorso anno i consumatori hanno acquistato 2,3 milioni di mini elettrodomestici durante il festival dello shopping organizzato dalla piattaforma.

 

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Questi dati sembrano smentire la preoccupazione per le implicazioni economiche dovute alla riluttanza dei millennial a sposarsi. Secondo alcuni analisti, il calo del tasso di natalità minerà la crescita a lungo termine del paese, mentre altri ritengono che i single a basso reddito propendano a risparmiare, frenando i consumi. Ad essi rispondono altri esperti che invece ritengono che i single siano più predisposti a spendere facendo anche acquisti non pianificati, e siano perciò di impulso per l'economia.

 

La questione è dibattuta e non ci sono risposte certe; quello che è certo è che lo stile di vita da single sta affermandosi tra i giovani cinesi, che lo rivendicano con orgoglio e chiedono di abbandonare idee stereotipate nei confronti di chi vive da solo.

L'arte xilografica si è sviluppata in modo particolare nella tarda dinastia Ming (1369-1644) grazie al progresso delle tecniche di stampa, assumendo tratti caratteristici e differenti in Cina e Giappone.

 

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In Cina la xilografia ha dato origine alla stampa “nianhua”, o “dipinti di capodanno”, un particolare tipo di stampa colorata usata principalmente per le decorazioni del Capodanno Cinese. In Giappone la tecnica xilografica prende invece il nome di ukiyo-e, o “immagine del mondo fluttuante” ed è una forma di stampa su carta, dove le immagini sono impresse con matrici di legno.

 

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La mostra “Woodblock Prints in Distincitve Lands” aperta a Pechino fino al 15 ottobre esamina le differenze e le somiglianze tra le due forme di xilografia.

 

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La mostra espone 138 esemplari, tra stampe nianhua e ukiyo-e. Le stampe nianhua provengono da alcuni dei più noti centri di produzione della Cina, come la città di Yangliuqing nella periferia di Tianjin, il sotto-distretto di Taohuawu del distretto di Suzhou, la provincia di Jiangsu e la città di Mianzhu della provincia di Sichuan, mentre per la parte Giapponese le opere presentate includono lavori di Hishikawa Moronobu, il primo maestro ukiyo-e, e di Katsushika Hokusai, famoso per la sua opera “La Grande Onda di Kanagawa”.

 

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