I tulou sono abitazioni collettive di famiglie contadine, che vi si riunivano per questioni di difesa. I tulou infatti erano costruiti come una fortezza, con spesse mura esterne a difesa di uno spazio aperto comune al centro, ed ospitavano più famiglie, ciascuna delle quali occupava una sezione verticale della struttura a cui accedeva attraverso un corridoio ed un balcone condivisi.

 

Al giorno d'oggi le modalità abitative dei tulou non corrispondono più ai desideri di abitazione delle famiglie, ed alcune li stanno abbandonando, preferendo abitazioni indipendenti, mentre altre stanno inventando soluzioni originali, ad esempio creando un collegamento verso una casa moderna all'esterno del muro, oppure ricostruendo sezione per sezione lo spazio, dando un'impostazione personale pur mantenendo l'impronta collettiva.

 

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Di queste trasformazioni si è interessata la Rural Urban Framework (RUF). La RUF è una collaborazione di ricerca guidata da Joshua Bolchover e John Lin che opera come organizzazione senza scopo di lucro per fornire servizi di progettazione a enti di beneficenza ed ONG che lavorano in Cina.

 

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La RUF ha sviluppato due interventi per ripensare le caratteristiche programmatiche, strutturali e spaziali dei tulou, mantenendo in piedi la funzione di centro della collettività.

Entrambi gli interventi incidono sulla struttura tradizionale aggiungendo degli elementi in legno.

Nel primo caso, gli architetti hanno dapprima ripensato la funzione del tulou, trasformandolo in una scuola per bambini, ed hanno poi aggiunto una nuova struttura.

 

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Una delle piccole finestre del tulou è diventata un ingresso che conduce alla nuova biblioteca pubblica passando per mezzo della struttura aggiunta, che ospita una scala ad imbuto che si inserisce nell'apertura allargata. Costruita interamente in legno, la struttura è uno spazio dove le persone possono sedersi per leggere o riposare, oltre a poter fungere da anfiteatro all'aperto per le attività nel cortile esterno.

 

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La struttura aggiunta al tulou nel secondo intervento è una torre. La torre presenta al suo interno una scala a chiocciola che collega ciascun piano dell'edificio ed anche in questo caso presenta spazi che invitano le persone a sedersi, leggere o persino bere il tè. La cima stessa della torre funge da luogo di aggregazione, offrendosi come punto da dove osservare il panorama, mentre il corridoio superiore del tulou, collegato alla torre per mezzo di ponti, è stato ripensato per essere un sala di lettura pubblica.

Domenica si è conclusa l'edizione 2020 del Far East Film Festival di Udine, andato online a causa della pandemia.

 

Gli spettatori hanno premiato con il Gelso d'Oro, il primo premio, “Better Days” il dramma giovanile di Derek Tsang che aveva fatto incetta di premi all'Hong Kong Film Festival.

 

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A causa del coronavirus, gli organizzatori del festival hanno dovuto ripensare la manifestazione in modo da non perdere l'appuntamento annuale garantendo le norme di sicurezza. Per questa ragione si sono appoggiati alla piattaforma commerciale Mymovies.it per proiettare i film e ad un hotel di Udine come base per lo streaming di 45 eventi live e conferenze stampa. Su Mymovies.it erano inoltre visibili i videomessaggi da parte di 38 registi.

 

Sono stati espressi circa 25.000 voti per il premio del pubblico, da parte dei 3.000 titolari di pass accreditati in 45 paesi. Le votazioni hanno premiato “Better Days” a cui è andato oltre che il primo premio anche il premio Gelso Nero da parte degli accreditati Shogun.

 

I numeri hanno dimostrato che il pubblico ha compreso ed apprezzato il rischio assunto dai co-direttori Sabrina Baracetti e Thomas Bertacchi quando hanno deciso di reinventare il festival: i due hanno messo su una scaletta con alcuni film estremamente importanti, molti primi lungometraggi e numerosi registi femminili.

 

Tra le opere che hanno debuttato in occasione della manifestazione ci sono stati il film malaysiano “Victim(s)” della regista Layla Ji, a cui è andato il secondo premio, e la favola pop taiwanese “I WeirdDo” di Liao Ming-yi che oltre a classificarsi al terzo posto ha ricevuto anche il Gelso Viola di Mymovies.

 

Sebbene soddisfatti dell'esito della manifestazione, i co-direttori hanno chiarito di considerare l'edizione online come un esperimento, di cui tenere conto al momento di preparare la prossima edizione: quella del 2021 si svolgerà dal 23 aprile al 1 maggio, nella vita reale ed in presenza.

Affittare appartamenti in Cina non è una cosa semplice, in larga parte per la barriera linguistica con proprietari ed agenti, ed è consigliabile usare più strumenti nella ricerca: tra questi non è da sottovalutare Anjuke.

 

Anjuke è una piattaforma immobiliare online che consente di cercare annunci di case in affitto nelle città cinesi, oppure di case in vendita, se questa è la tua intenzione; una volta individuato l'appartamento che ti interessa, il sito invia un messaggio all'agente o al proprietario per fissare un appuntamento.

 

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Fondata nel 2007 Anjuke ha raggiunto la cifra di oltre 66 milioni di visitatori unici ai siti web che gestisce e nel 2015 è stata acquistata da 58.com.

 

Sebbene utile, la piattaforma presenta anche dei difetti: è capitato talvolta che gli appartamenti segnalati come disponibili fossero invece già stati dati via, e che l'agente abbia perciò orientato la visita su altre proposte meno allettanti.

 

Al netto di questi inconvenienti Anjuke resta uno tra gli strumenti a cui affidarsi mentre si sta cercando l'appartamento desiderato in Cina.

Secondo le previsioni, la Cina avrebbe dovuto completare la rete di satelliti del sistema Beidou all'incirca tra un anno e mezzo; i tecnici hanno invece bruciato i tempi e lo scorso 23 giugno hanno messo in orbita con successo il 55° ed ultimo Beidou Navigation Satellite (BDS).

 

Questo lancio conclude un programma iniziato nel 2017 e garantisce alla Cina una copertura globale assicurandole l'indipendenza militare dal sistema GPS, di proprietà del governo statunitense.

 

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Molti analisti avevano evidenziato come la dipendenza della Cina dalla rete GPS avrebbe potuto essere uno svantaggio in caso di conflitto prolungato con gli Stati Uniti, perché avrebbe potuto rendere la tecnologia militare cinese vulnerabile agli attacchi americani; adesso invece, la nuova generazione di BDS garantirà che i sistemi militari cinesi, nonché la navigazione e la messaggistica, restino online e al sicuro dalle interferenze statunitensi.

 

Il completamento della rete di satelliti Beidou ha ripercussioni che vanno oltre l'indipendenza militare, perché va ad incidere sullo sviluppo dell'influenza tecnologica della Cina in tutto il mondo.

 

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La Cina ha infatti promosso il sistema Beidou nell'ambito dell'iniziativa della Nuova Via della Seta, ottenendo successo: un'analisi del Nikkei ha mostrato che l'anno scorso i satelliti cinesi sono stati raggiunti più frequentemente dei satelliti GPS in 130 dei 185 paesi, principalmente nelle aree del sud-est asiatico e dell'Africa. Il sistema di navigazione BDS è inoltre l'impostazione predefinita per gli smartphone e le auto cinesi, cosa che ovviamente ne garantisce la diffusione sul mercato globale.

 

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Il sistema presenta delle caratteristiche che hanno suscitato l'interesse della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Il sistema BDS riceve ed invia informazioni: i satelliti infatti sono dotati di una funzione di messaggistica breve, da utilizzare in caso di disastro, e raccolgono informazioni sulla posizione dei dispositivi dotati di chip di navigazione BDS. Il GPS invece invia solo segnali, sebbene esistano smartphone abilitati per GPS in grado di essere monitorati per mezzo di app come ”Trova il mio iPhone”.

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