L'arte della carta è una tradizione che affonda le sue radici nella storia della Cina, ed ancora oggi gode di buona salute: sono molti gli artisti contemporanei che si dedicano a questa arte e producono opere di altissimo livello.

 

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Il National Arts Fund, con la sponsorizzazione della Jilin Normal University di Changchun, nella provincia di Jilin nella Cina Nord Orientale, ha deciso di mostrare al grande pubblico le meraviglie che possono essere create da un materiale di uso comune, ed ha allestito la mostra “A Tribute to Tradition – An Exhibition of Contemporary Paper Artworks”, che aprirà al pubblico a Pechino il 15 luglio.

 

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A partire da quella data e fino al 3 agosto il Today Art Museum di Pechino ospiterà più di 120 opere che spaziando dal taglio della carta all'installazione, dalla scultura al rilievo, metteranno in mostra le capacità artigianali, la creatività e l'innovazione cinesi.

 

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Le opere dei 58 partecipanti saranno affiancate dai lavori dell'artista Ku Shulan (1920-2004) una vera autorità in questa forma d'arte tanto da essere conosciuta in Cina come la “Dea del taglio della carta”.

Quasi 4 anni di lavoro e più di 55.000 foto: questi numeri danno la misura dell'impegno messo in campo dall'Università di Zhejiang e dall'Istituto di ricerca sulle grotte di Yungang per ricreare una replica 3D della Grotta n.12 del complesso archeologico delle Grotte dello Yungang.

 

Le Grotte di Yungang sono capolavori dell'arte buddista cinese risalenti a 1.500 anni fa e sono situati a Datong, nella provincia dello Shanxi nella Cina Settentrionale.

 

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Adesso, la Grotta n.12 del complesso potrà essere visitata senza recarsi nell'area, grazie ad una replica 3D in scala 1:1, che è stata completata di recente, e che può essere trasportata e assemblata fuori dalla provincia.

 

La riproduzione è composta da 110 blocchi di due metri cubi, ciascuno del peso di circa due tonnellate, disposti su sei livelli, che possono essere spediti con otto container standard ed essere assemblati in una settimana.

 

La Grotta n.12 è profonda 14 metri, larga 11 ed alta 9, ed è scolpita con ricche immagini di figure celesti e strumenti musicali che rappresentavano la prima orchestra sinfonica reale nell'antica Cina: per questa ragione è conosciuta anche come la Grotta della Musica.

 

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La complessità delle tecniche di scultura hanno reso difficoltoso ed impegnativo il processo di riproduzione, costringendo gli scienziati a forzare le tecniche di stampa 3D ai limiti delle possibilità tecniche.

 

I primi problemi sono sorti al momento di fare la scansione delle superfici, e poi in fase di elaborazione dei dati raccolti: i dati erano così numerosi che gli scienziati hanno dovuto suddividere la grotta in blocchi, da combinare successivamente.

 

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Per realizzare questo passaggio, tuttavia, hanno dovuto adattare una stampante speciale, perché non esistevano precedenti esempi di stampa della stessa qualità richiesta.

 

Anche per la colorazione il team ha dovuto abbandonare le tecniche di colorazione 3D, perché i risultati non erano all'altezza degli standard voluti. Per colorare la Grotta della Musica è stata usata la colorazione artificiale, che ha permesso di riprodurre le tonalità brillanti che la grotta aveva dopo essere stata ultimata.

Gli hutong, i tipici vicoli delle città della Cina settentrionale, sono oggetto dell'interesse degli architetti cinesi contemporanei, ed in particolare gli hutong di Pechino, dove gli interventi non possono superare il volume originario degli edifici.

 

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L'hutong del quartiere Baitasi di Pechino ha rappresentato una sfida per lo studio DnA, che ha superato brillantemente la prova.

 

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Situato nelle immediate vicinanze del tempio buddista di 700 anni da cui prende il nome, il quartiere Baitasi è formato da edifici in cemento costruiti dopo gli anni '80 quando i residenti locali demolirono le loro residenze con cortile per costruire spazi abitativi più grandi.

Il quartiere è caratterizzato da edifici in blocchi di cemento su cui grava il vincolo che eventuali ristrutturazioni devono mantenere intatto il volume originario dell'edificio.

 

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Lo studio di design ed architettura DnA ha operato su un edificio a due piani, trasformandolo in una galleria d'arte, completa di residenze per artisti.

 

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La “Baitasi hutong gallery” include una galleria a doppia altezza esposta a nord, un salone ed un ufficio al piano terra e sopra le sale degli artisti. Per portare luce sufficiente alla galleria è stato sviluppato un sistema di vuoti verticali: piccoli cortili rimangono aperti al cielo, mentre aperture posizionate strategicamente illuminano altre aree del complesso. Il tetto, infine, funge da spazio pubblico con aree dedicate alla crescita delle piante.

Tra i primi nuovi progetti a inaugurare in un museo italiano dopo la chiusura per l'emergenza sanitaria, dal 4 giugno al 23 agosto 2020 il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta per la prima volta in Italia un corpus di opere dell’acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang (1987- 2017), tragicamente scomparso a neppure trent'anni.

 

Curata da Cristiana Perrella, la mostra Nudi raccoglie una selezione di 90 fotografie di Ren Hang provenienti da collezioni internazionali, accompagnate dalla documentazione del backstage di un suo shooting nel Wienerwald nel 2015 e da un’ampia selezione dei libri fotografici da lui realizzati.

 

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Ren Hang, che non ha mai voluto essere considerato un artista politico – nonostante le sue fotografie fossero ritenute in Cina pornografiche e sovversive – è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle.

 

Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano oppure in una stanza spoglia, i loro volti impassibili, le loro membra piegate in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono utilizzati come oggetti di scena assurdi ma dal grande potere evocativo. Sebbene spesso provocatoriamente esplicite nell'esposizione di organi sessuali e nelle pose, che a volte rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang risultano di difficile definizione, scottanti e allo stesso tempo permeate da un senso di mistero e da un'eleganza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche.

 

Ren Hang, Peacock, 2016. Courtesy Stieglitz19 and Ren Hang Estate.jpg

 

I corpi dei modelli – tutti simili tra loro, esili, glabri, dalla pelle bianchissima e i capelli neri, rossetto rosso e unghie smaltate per le donne – sono trasformati in forme scultoree dove il genere non è importante. Come ha ammesso l'autore: “Il genere […] per me è importante solo quando faccio sesso”. Piuttosto che suscitare desiderio, queste immagini sembrano voler rompere i tabù che circondano il corpo nudo, sfidando la morale tradizionale che ancora governa la società cinese. In Cina, infatti, il concetto di nudo non è separabile da quello di pornografia e il nudo, come genere, non trova spazio nella storia dell’arte. Le fotografie di Ren Hang sono state per questo spesso censurate.

“Siamo nati nudi…io fotografo solo le cose nella loro condizione più naturale” (Ren Hang).

 

Nato nel 1987 a ChangChun, nella provincia di Jilin, soprannominato la "Detroit della Cina", Ren Hang ha studiato Comunicazione all'Università di Pechino, interrompendo i suoi studi per iniziare, da autodidatta, la carriera di fotografo, primo soggetto il suo coinquilino. Con fotocamere digitali a basso costo e un uso crudo del flash, ha messo a punto uno stile che lo ha reso riconoscibile e gli ha permesso di affermarsi fuori dal suo paese, diventando un autore di culto. Tra le sue mostre principali la collettiva FUCK OFF 2 al Groninger Museum nel 2013, curata da Ai Weiwei, la personale al FOAM, Amsterdam, nel 2017, quella alla Maison de la Photographie a Parigi e a C/O a Berlino, entrambe nel 2019. Ha pubblicato il suo lavoro in numerosi libri autoprodotti a bassa tiratura, oggi introvabili. Accanto alle sue fotografie ha sviluppato una produzione poetica che ne condivide temi e toni. Spesso teneri, sensuali e completamente privi di censura, i suoi versi sono stati un altro strumento per infrangere i tabù sociali, per esplorare i temi della vita, della morte, del desiderio. Affetto da grave depressione, Ren Hang si è tolto la vita a Pechino, nel 2017.

 

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Si ringraziano Francesco Terzago per la traduzione dei versi di Ren Hang e Zhong Art International per la preziosa collaborazione.

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