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Usare i chicchi di riso per fare arte: la particolare tecnica del villaggio di Gaolou, nella Cina Orientale

Di Pubblicato Settembre 25, 2020

Gaolou è un villaggio vicino alla città di Fuzhou, nella provincia di Fujian nella Cina Orientale, ed è stato conosciuto nel passato grazie ad una particolare forma artistica nata e sviluppatasi sul luogo, e che dal villaggio ha preso il nome: si tratta della "gaolou mixian" un'arte popolare che usa riso e pasta di riso per creare riproduzioni di oggetti.

Secondo le fonti le prime opere furono create da un'anziana del villaggio durante il regno dell'Imperatrice Madre Cixi (tra il 1861 ed il 1908), che ne fu conquistata e si adoperò per lo sviluppo dell'arte.

Da allora essa diventò un patrimonio di tutti gli abitanti del villaggio, che si dedicarono alla realizzazione di riproduzioni in riso che offrivano nelle cerimonie in onore degli antenati.

Durante il periodo della Repubblica Cinese (1912 - 1949) questa arte raggiunse il suo apice: in quegli anni ciascuna famiglia realizzava opere che erano poi esposte durante il Capodanno cinese, attirando persone da tutte le parti, e le autorità locali avevano persino istituito dei premi in denaro per premiare gli artigiani più abili. Tuttavia gli stessi anni furono anche quelli del declino dell'arte: a causa di eventi storici, tra cui la guerra di resistenza contro l'aggressione giapponese (1931-1945), gli artisti smisero di tramandare la propria esperienza e l'arte scomparve.

 

Dopo quasi 70 anni di oblio le cose sono cambiate grazie al giovane Chen Guorui.

 

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Chen Guorui ha scoperto questa forma d'arte casualmente, ascoltando un ex residente del villaggio che rievocava i tempi in cui veniva praticata e ne lamentava la perdita. Chen ha allora fatto ricerche ed ha iniziato a fare delle prove: la documentazione conservata nel museo locale infatti non registra i metodi specifici, e perciò Chen è dovuto procedere per tentativi, fino a sviluppare un proprio metodo.

 

Il primo passo è ideare l'oggetto, per poi passare alla selezione dei chicchi di riso. Chen sceglie quelli più carnosi e trasparenti, diversi da quelli dei suoi predecessori: il tipo di riso usato dagli antichi cinesi aveva chicchi che potevano essere lunghi fino a 15 millimetri, ma questa varietà non si trova più e i chicchi impiegati sono lunghi solo 7 millimetri, il che significa usarne molti più.

 

Una volta cotto il riso prescelto il terzo passaggio è incollare ogni chicco insieme per formare la riproduzione dell'oggetto. Il lavoro è molto meticoloso e richiede circa un mese di tempo e tra i 2000 e 3000 chicchi di riso, sebbene alcune opere ne possano richiedere molti di più: per ricreare un gallo tridimensionale Chen ha usato 10.000 chicchi.

 

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L'ultimo passaggio è un'aggiunta moderna. A causa del clima umido le opere di riso prodotte nel passato duravano solo tre o quattro mesi prima di ammuffire e perdere la loro forma; per prevenire questo problema Chen spruzza la struttura finita con resina epossidica che evita il danneggiamento del riso.

 

Questo non è il solo tocco moderno dato da Chen. Negli ultimi anni l'artista sta sperimentando nuove tecniche, come tingere i chicchi di riso così da creare opere d'arte colorate, nella speranza che il suo lavoro attragga curiosi ed altri che come lui decidano di riprendere in mano la "gaolou mixian" e farla tornare agli antichi splendori.

Letto 8061 volte Ultima modifica il Venerdì, 25 Settembre 2020 09:57

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