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Secondo i primi test i pazienti COVID-19 recidivanti non sono infettivi.

Di Pubblicato Marzo 25, 2020

È ormai appurato che il COVID-19 possa ripresentarsi in pazienti clinicamente guariti una prima volta, e pertanto i funzionari sanitari di Hubei, la provincia cinese maggiormente colpita dall'epidemia, stanno approntando un protocollo sanitario per gestire questi casi.

 

Il protocollo è differenziato a seconda che i pazienti recidivanti presentino o meno di sintomi: in caso infatti di test positivo e di sintomi i pazienti saranno inviati ad ospedali designati per l'osservazione ed il trattamento, ed una volta dimessi dovranno osservare una quarantena di 14 giorni. Per i positivi asintomatici è prevista soltanto la quarantena in siti di isolamento per un periodo di osservazione di 14 giorni.

 

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L'autorità sanitaria ha dichiarato che i pazienti nuovamente affetti da coronavirus non saranno registrati come nuovi casi, in quanto la malattia era stata loro diagnosticata la prima volta. Essi saranno curati a spese dell'assicurazione medica nazionale e dei sussidi statali in due ospedali appositamente designati per loro.

 

Le prime osservazioni escludono che questi pazienti possano infettare altre persone; tuttavia i test proseguono.

 

I dipartimenti di controllo delle malattie stanno infatti conducendo indagini epidemiologiche di follow-up, ed anche gli istituti di ricerca scientifica stanno testando le cariche virali su campioni di virus coltivati in laboratorio per chiarire ulteriormente l'infettività di coloro che risultano nuovamente positivi al test.

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