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La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità, 2019

Di Pubblicato Novembre 06, 2019

La Via della Cina, il bando rivolto ad artisti under 35 operanti in Toscana, giunge alla sua seconda edizione e prosegue il racconto sulle trasformazioni del quartiere del Macrolotto Zero di Prato. 

Il Macrolotto Zero è una piccola area dove, all'interno di una struttura con costruzioni tipiche del modello pratese “Città fabbrica”, sono condensati un'ampia diversità di culture, ambienti socio-economici, interessi, necessità e primi segni dell'auspicato cambiamento in distretto creativo. La maggior parte dei nuovi cittadini di origine cinese abita in questo quartiere e la massima concentrazione si ha in via Pistoiese denominata dalla comunità “via della Cina”, qui gli autoctoni residenti sono meno del 20%.

 

Il progetto “La via della Cina 2019” vuole realizzare una serie di campagne fotografiche (comprese opere video a corredo del lavoro fotografico) per produrre una documentazione che interpreti la storia di questa parte della città e questo fenomeno, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l'elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

 

sabato 23 novembre 2019, ore 16.00

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

Tavola rotonda

La via della Cina – Fotografia fra documentazione, metafora del reale,

appartenenza e identità, 2019

seconda edizione

Progetto a cura di Filippo Maggia

Saluti dei rappresentanti delle istituzioni

Presentazione dei progetti realizzati da

Chiara De Maria, Andrea Palummo, Ai Teng, Magda Typiak, vincitori di questa edizione

Relatori:

Vittorio Iervese, sociologo, Università di Modena e Reggio Emilia, Direttore Festival dei Popoli

Luca Molinari, critico e storico dell’architettura, Università della Campania

Teresa Serra Errante, storica dell’arte

Modera Filippo Maggia, curatore del progetto

Organizzazione Dryphoto arte contemporanea

con il contributo di:

Regione Toscana nell’ambito di Toscanaincontemporanea2019 Giovanisì

Comune di Prato, Assessorato alla Cultura
in collaborazione con:

Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana / Centro Pecci Prato; Istituto d'Istruzione Superiore Carlo Livi, Prato; CPIA 1 Prato; Ordine Architetti PPC della Provincia di Prato; Italia Nostra; Circolo Culturale E. Curiel; Ramunion Italia; Comitato Via delle Segherie; Pratosfera

 

Quest’anno gli artisti che hanno lavorato al progetto sono quattro: Andrea Palummo e Chiara De Maria (che presentano un lavoro a quattro mani), Ai Teng e Magda Typiak, scelti attraverso un bando che ha visto la partecipazione di molti artisti che operano sul territorio toscano.

 

Come lo scorso anno è stata preziosa la collaborazione degli studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi - Angela, Caterina, Chiara, Davide e Kelly - impegnati nel “Percorso per la competenze trasversali e per l’orientamento” che hanno accompagnato gli artisti per far loro conoscere il quartiere diventando assistenti, guide, mediatori culturali, traduttori.

 

Nel 2018 con Filippo Maggia, Dryphoto ha pensato di iniziare questa serie di campagne fotografiche La via della Cina per inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo di giovani artisti e lasciare un segno d’incontro e d’interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con i residenti.

 

L’idea di Dryphoto e di Filippo Maggia è quella di restituire il progetto tramite una tavola rotonda durante la quale gli artisti presentano e raccontano il proprio lavoro, ed esperti di diverse materie riflettono sul cambiamento delle città, sui loro abitanti, sulla rappresentazione e la documentazione di eventi come l’immigrazione, la coesistenza e l’arte come possibile strumento di vita e di incontro.

 

Le opere realizzate vanno a costituire un archivio e sono raccolte in una pubblicazione, al momento consultabile solo in rete.

 

Dryphoto arte contemporanea, dopo un’attività di quasi trent’anni nel centro storico di Prato, con una sede distaccata in quest’area ricca di stimoli, conflitti, contraddizioni, già dal 2002, si sposta definitivamente in via delle Segherie nel 2011. Sono stati molti in questi anni i progetti e le azioni volti a migliorare la qualità della vita in questa parte della città attraverso lo strumento che abitualmente Dryphoto usa: l’arte.

 

Se alcune edizioni di Spread in Prato (2002-2006) a cura di Pier Luigi Tazzi, avevano toccato anche il Macrolotto Zero introducendosi attivamente “nei luoghi della produzione e del consumo, mettendosi in diretta relazione non solo con l’abituale e abituato mondo dell’arte ma entrando in diretto contatto con la vita di tutti i giorni”, molti dei progetti attivati in seguito sono andati direttamente a lavorare sul quartiere. Nel 2006, con macrolotto_zero, Andrea Abati aveva portato una serie di pratiche di ascolto, relazionali, conviviali, invitando artisti e operatori a lavorare tra via Cavour, via Filzi, via Colombo e via delle Segherie, le strade che circondano il suo studio. Di fianco alla sede di Dryphoto nel 2013 con Giardino Melampo, Andrea Abati trasforma una piccola discarica abusiva in un giardino aperto a tutti, ancora oggi frequentato dagli abitanti di questa zona. Gli interventi realizzati dalle edizioni di Piazza dell’Immaginario (2014-2016) a cura di Alba Braza, hanno formato negli anni un percorso di nuovi spazi e luoghi d’incontro, con opere di artisti come Andrea Abati, Francis Alÿs, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Bianco Valente, Pantani-Surace, Bert Theis.

 

I RELATORI

FILIPPO MAGGIA

Dal 1993 al 2005 è stato curatore per la fotografia presso la Galleria Civica di Modena.
Dal 1998 sino al 2004 è stato editor per Baldini Castoldi Dalai della collana Fotografia come Linguaggi. Dal 2004 al 2006 è stato direttore editoriale per Nepente Editore.
Dal 2006 è editor per la fotografia per Skira. Dal 1998 è curatore per la fotografia presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.
Dal 2001 collabora con Radio 3 RAI.
Dal 2002 al 2006 è stato curatore responsabile del patrimonio fotografico della Fondazione Sella di Biella.
Dal 2006 al 2008 è stato curatore per la fotografia presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.
Nel 2007 è stato nominato curatore capo di Fondazione Fotografia, e dal 2013 al 2017 è stato Direttore, Head of Projects, di Fondazione Fotografia Modena.
Dal 2000 al 2009 ha insegnato Storia della Fotografia e Progettazione all’Istituto Europeo di Design di Torino.
Dal 2010 al 2012 ha insegnato Documentazione Fotografica presso l’Accademia di Belle Arti di Catania e dal 2012 al 2018 ha diretto il Master di alta formazione sull’immagine contemporanea a Modena.
Collabora dal 2015 con Sky Arte HD di cui è stato consulente scientifico per Master of Photography nel 2016 e 2017.

Dal 2018 fa parte del comitato scientifico del Museo di fotografia contemporanea di Milano.

Dal 2019 è Head of projects dell’Archivio Gabriele Basilico.

Dal 2019 collabora con Il Sole 24 Ore.

Tra le mostre personali curate: Edward Weston, Ansel Adams, Daido Moriyama, Gabriele Basilico, Yasumasa Morimura, Thomas Ruff, Tracey Moffatt, Nobuyoshi Araki, Philip-Lorca diCorcia, Mimmo Jodice.

Tra le mostre collettive curate: Instant City, fotografia e metropoli, 2001; Asian Dub Photography, 2008; Da Guarene all’Etna 1999/2009, Dieci anni di fotografia italiana, 2009; The Collector’s Choice, opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, 2012.

Con Daniele Ferrero cura Today, tomorrow and the day after tomorrow, un progetto dedicato alla drammatica situazione dei rifugiati mediorientali sulle isole greche al confine con la Turchia.

 

VITTORIO IERVESE

Vittorio Iervese è Professore Associato in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Presidente del Festival dei Popoli – Istituto Italiano per il Film di Documentazione Sociale. Dirige il Laboratorio di Analisi dei Materiali Audiovisuali ed è nel direttivo del Centro Interdipartimentale per le Digital Humanities.
Ha svolto ricerche sulla cultura visuale, la sociologia visuale, la gestione dei conflitti, la comunicazione interculturale, le forme di partecipazione sociale, la sociologia dell’infanzia e la progettazione culturale. Ha da poco concluso una ricerca internazionale sull’utilizzo delle immagini per costruire memorie condivise con bambini e adolescenti (SHARMED. Shared Memory and Dialogue) ed è attualmente coordinatore del progetto europe SPACEX – Spatial Practices in Art and ArChitecture for Empathetic EXchange che si occupa di osservare le buone pratiche di utilizzo della cultura e dell’arte per la trasformazione dello spazio urbano.


Ha pubblicato diversi libri e saggi, tra cui recentemente:
· Photography and facilitation of children’s narratives of memories in classroom interactions. Visual Pedagogies, 2019.
· Trasformare il tempo in spazio. Engrammi ed esogrammi del museo contemporaneo. 2019
· Engrammi ed exogrammi della fotografia contemporanea. Tommaso Montanari Ed. 2017
· La storia è un mucchio. Il cinema con il reale. Mimesis edizioni. 2017
· Narratives of memories and dialogue in multicultural classrooms. Analysis of workshops based on the use of photography. Narrative Inquiry. 2017 (con Baraldi, C.)
· “Form is when the substance rises to the surface”. Practices, Narratives and Autopoiesis of the Festival dei Popoli. Journal of Cultural Management. 1/2016
· Altro che invisibili. Il paradosso delle immagini degli immigrati. Zapruder, (40) 2016

 

LUCA MOLINARI

Luca Molinari è nato nella provincia di Lodi e si è laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1992, dopo un periodo di lavoro e studio alla Facoltà di Architettura della University of Technology di Delft e a Barcellona presso ETSAB, Barcelona School of Architecture.

Nel 1993 consegue il dottorato di ricerca presso la Facoltà di Architettura TU Delft, con un lavoro di ricerca su Ernesto Nathan Rogers e la cultura architettonica del dopoguerra italiano.

Dagli anni novanta affianca il lavoro di curatéla e scrittura all’attività accademica e di ricerca. È professore associato a tempo definito presso Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” dal 2007.

È stato direttore della Scuola di Design di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti (2005-06), coordinatore del Master di Interior Design (NABA, 2007- 011) e advisor per il Master, “Proyecto de Arquitectura e Realidad Contemporanea” presso Escuela Técnica Superior de Arquitectura, Universidad de Sevilla.

È stato visiting professor presso Cornell University of Architecture, Art, and Planning di Roma; Fondazione Fotografia Modena; Accademia delle Arti di Guangzhou (2006) e presso Università di Camerino-Ascoli (2000-2004).

Ha collaborato e tuttora scrive come autore indipendente per diverse testate nazionali e internazionali tra cui: Corriere della Sera, La Stampa, AD, Platform, Domus, Lotus, Abitare, Ottagono, Il progetto, Archis, L’architecture d’aujourd’hui, A+U e IlPost. Dal 2015 tiene la rubrica settimanale di architettura del periodico L’Espresso.

Dal 1995 è consulente editoriale per le collane di architettura e design della casa editrice Skira.

Dal 2001 al 2004 è stato direttore scientifico delle sezioni architettura e urbanistica della Triennale di Milano e membro del suo comitato scientifico.

Dal 2000 al 2006 è stato direttore scientifico della Fondazione Piero Portaluppi, dove ha partecipato alla riorganizzazione dell’archivio e della fondazione.

Nel 2010 è stato nominato curatore del Padiglione Italiano alla XII Mostra Internazionale di Architettura (Biennale di Venezia, 2010) dove ha presentato la mostra, AILATI. Riflessi dal Futuro.

Dal 2012 è membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, organo consultivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Tra i riconoscimenti per le sue attività di ricerca, critica e promozione della cultura architettonica: il Premio Ernesto N. Rogers (2006, X Mostra Internazionale di Architettura), il Premio Jean Tschumi (Congresso UIA, 2008) e il titolo di “Accademico di Merito” conferito dall’Accademia di Belle Arti di Perugia (2016).

 

TERESA SERRA ERRANTE

Terminata la laurea magistrale in Arti Visive nel 2014, ha ottenuto nel 2017 il diploma di Specializzazione in Beni Storico-artistici dell’Università di Bologna con una tesi incentrata sulla fotografia giapponese contemporanea, dal titolo Il volto infinito. Yasumasa Morimura e le teorie di Hiroiki Azuma. Ha collaborato, a partire dal 2015 e per oltre due anni, con Fondazione Fotografia Modena, occupandosi principalmente dell’organizzazione delle mostre, del coordinamento alla produzione delle opere, della curatela editoriale dei cataloghi e degli eventi collaterali. Ha curato insieme a Filippo Maggia, la mostra collettiva (e il rispettivo catalogo) Sequenza Sismica, tenutasi presso la Manifattura Tabacchi di Modena dall’ottobre 2017 al febbraio 2018 e coordinato, nel settembre del 2017, il progetto Lying in Between. Samos 2017, consistente in diversi laboratori artistici attivati con 4 giovani fotografi italiani all’interno dell’hotspot governativo della città di Vathi (Samos), in collaborazione con le ONG presenti sull’isola.

Dal 2017 ha collaborato con Filippo Maggia nella curatela della mostra Today, tomorrow and the day after tomorrow, che ha inaugurato alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo nel marzo del 2018 e, più di recente, per Palazzo Lucarini (Trevi) alla mostra ISOLE, aperta al pubblico dal 28 giugno al 22 settembre 2019.

Dal 2018 lavora come consulente esterna per la casa editrice bolognese Damiani editore, che si occupa principalmente di fotografia, design e arte contemporanea.

Ha all’attivo collaborazioni con diversi artisti, le più recenti con il fotografo giapponese Sohei Nishino, vincitore del MAST Foundation for Photography Grant on Industry and Work 2018,

per il quale ha curato il volume Water Line. A story of the Po river, edito da Damiani nel 2019; con il duo bolognese PetriPaselli, con cui lavoro al progetto artistico e editoriale 99objects in qualità di curatrice e ufficio stampa.

Lavora, dal 2018, per l’Università di Modena e Reggio Emilia (Dipartimento di Economia Marco Biagi) in qualità di responsabile di progetto per il Cinquantennale del Dipartimento e per l’Università di Bologna (Master in Design and Technology for Fashion Communication) come ufficio stampa e addetta alle relazioni esterne.

 

GLI ARTISTI

Andrea Palummo, Pisa 1987 e Chiara De Maria, Correggio (RE), 1992 si conoscono nel 2016 durante il biennio al Master di alta formazione sull’Immagine Contemporanea di Fondazione Fotografia Modena.
Da marzo 2019 collaborano alla nascita di The Tuscan House of Photography, progetto, che nasce nel territorio toscano, Palaia (PI) e che aspira a diventare un luogo di aggregazione e scambio tra fotografi; un punto d’incontro e confronto per artisti emergenti e affermati.

La ricerca fotografica di Andrea volge il suo sguardo sulla relazione tra paesaggio urbano e l’essere umano con una particolare sensibilità alle dinamiche sociali che ne scaturiscono.
La stessa attenzione per l’individuo rappresentante di una società e la connessione tra cultura e ambiente architettonico sono state le chiavi di ricerca del progetto video realizzato da Chiara De Maria durante i mesi di residenza a Bucarest nel 2018. Entrambi convinti che entrando in connessione come persone e come fotografi con la storia di un individuo si possa arrivare a raccontare un cambiamento più ampio e metaforico di un fenomeno culturale. La via della Cina è la possibilità per loro di collaborare in una ricerca di interesse affine scegliendo di unire la street photography alla video arte con un comune approccio vicino al documentaristico.

 

Ai Teng, nata in Shandong (Cina) nel 1989, educata dall'infanzia alla pittura tradizionale cinese studia, si laurea al CAFA (Central Academy of Fine Arts) di Pechino nell’anno scolastico 2011/2012.

Durante gli anni dell'accademia partecipa a importanti progetti d'arte pubblica in particolare nella città di Ordos. Il lavoro finale viene acquisito alla collezione del CAFA ed esposto a Londra nel 2013 nella mostra collettiva "Golden Square".

Si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2013/2014 e partecipa alla mostra "Start Point Segno contemporaneo" a Firenze 2013 riceve il premio Start Point 2013/2014 per una sua installazione partecipa alla mostra collettiva "giovani artisti cinesi in Italia" a Le Murate - Firenze nell'aprile 2016 con lavori video. Laureata nell'a.a. 2016/2017 con una tesi sull'incontro fra poesia, scrittura, segno e arte visiva nella pittura classica cinese e nell'arte contemporanea, vive e lavora a Firenze.

 

Magda Typiak nata nel1991 in Polonia, si è laureata presso l'Accademia di Belle Arti di Danzica (Master of Arts) e presso la Facoltà di Belle Arti di Torun. Nel 2016, ha studiato presso il Dipartimento di Film e Fotografia dell'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Le sue opere sono state esposte in mostre e festival in Polonia e ed altre città tra cui Atene, Vienna e l'Istituto di Cultura Polacca a Minsk (Bielorussia). Nel 2015 ha preso parte al Festival “Under Construction” di Varsavia e nel 2016 il suo video le è valso il premio principale in un festival internazionale di arte studentesca presso la Wozownia Art Gallery di Torun.

I film, le fotografie e le installazioni che crea sono creazioni post-percettive. Nei suoi pezzi minimalisti (delicate decostruzioni di spazi) pone domande sull'identità, sia la sua, sia quella collettiva.
Attualmente, vive e lavora a Firenze collaborando con Ela Białkowska del OKNOstudio, studio fotografico specializzato nella documentazione di arte contemporanea. Come vincitrice di una borsa di studio finanziata dal sindaco di Torun per l'anno 2019, sta lavorando alla pubblicazione del suo primo libro di fotografie chiamato “Presence”.

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