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Rock e praterie: la rinascita degli Unni

Di Pubblicato Luglio 29, 2019
 L’articolo di oggi non parla di geografia politica ma bensì di rock, rock made in Mongolia.

Quando pensiamo a un paese come la Mongolia, non possiamo fare a meno di pensare alle vaste praterie su cui un tempo si spostavano grandi e numerose tribù.

Un paese, che dalla caduta dell’ultima dinastia cinese (dinastia Qing, 1911) e diversi passaggi di potere, si è trasformato in una moderna repubblica (1924); ai cambiamenti politici, sono seguiti lentamente anche cambiamenti culturali, fino ad arrivare alla musica.

Dovete sapere che per la cultura mongola, la musica ha sempre avuto un ruolo molto importante; all’inizio era collegata ad eventi sacri, fino ad arrivare alla celebrazione delle forze della natura e dell’orgoglio delle proprie tradizioni. In questi anni però la musica è un po’ cambiata, grazie a band giovani come gli HU (Hu in lingua mongola è la radice della parola essere umano).

Giubbotti in pelle nera, a cavallo di motociclette stile centauri della route 66, questa nuova tribù, nata nel 2016, dà vita a un sound completamente innovativo; strumenti antichi come il Morin Khuur (una specie di liuto, simile ad un Erhu cinese con una testa di cavallo intagliata nel manico*), il Tovshuur (tipica chitarra mongola).

Una loro particolarità sono anche tecniche sonore, antiche di secoli, come lo Xöömej**(canto difonico ottenuto tramite costrizione della laringe che comporta una maggiore amplificazione dei suoni) che vengono mixati con i suoni del rock metal contemporaneo, dando vita a quello che i membri della band definiscono Hunnu Rock (un omaggio all’antico impero mongolo degli Unni).

Laureati in scienze musicali, i quattro membri della band (Gala, leader vocalist accompagnato da Enkush, entrambi esperti suonatori di Morin, Jaya alle percussioni e Temka alla chitarra) hanno avuto un successo internazionale grazie anche alle 24 milioni di visualizzazioni su Youtube con il primo singolo (Wolf Totem).

“Mai ci saremmo aspettati di avere così tanto successo” ha dichiarato più volte il leader della band; dopo il video lancio per il loro primo tour internazionale (che tra Giugno-Luglio 2019 ha toccato diverse città europee ) la band ora si prepara per il prossimo tour di quest’autunno tra USA e Canada.

In Aprile la band ha ricevuto la riconoscenza Official Mongolian Ambassador to the World dal ministro degli Affari Esteri della Mongolia, in risposta all’enorme successo riscosso.

Chissà, magari riusciranno ad arrivare anche in Italia!

Altra band, con sfumature musicalmente più commerciali, sono gli Hanggai (杭盖乐队) .

Provenienti da Pechino ma con origini mongole, la band, infatti, è nota per utilizzare un mix di musica e strumenti della tradizione mongola con stili moderni; grazie a questa fusione di elementi diversi, questo gruppo è un caso raro nella scena musicale cinese, dominata da generi musicali d’impronta pop.

Come per gli Hu, anche loro cantano in lingua mongola (nonostante tre dei membri della band siano di origine Han, tutti i membri si sono specializzati nello studio di musica e strumentazione mongola) e nel loro caso, quasi tutte le canzoni dei primi album degli Hanggai sono adattamenti di melodie tradizionali.

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Temi e critica sociale

Un comune obiettivo di queste due band come gruppo musicale è di aiutare a rafforzare la cultura mongola e per gli Hanggai in particolare, di rafforzarla in Cina; da una parte gli Hanngai cercano con i loro testi (più dolci e gradevoli) di far riscoprire una cultura che ha avuto sempre un legame forte con l’ambiente naturale circostante (il termine Hanggai, in lingua mongola, viene usato per riferirsi ad un paesaggio idealizzato formato da immense praterie, montagne, fiumi, alberi e cieli azzurri, un ideale di paradiso per i popoli delle steppe).

A tal proposito Ilchi (leader della band) ha dichiarato che "le radici della nostra musica risalgono alla tradizione mongola, ma riflettono anche lo stile di vita e l'etica del popolo mongolo: suonando canzoni tradizionali ed incorporando elementi di musica popolare, vogliamo esprimere la voce di una generazione che vive circondata dalla cultura dei mass media, ma che cerca di riconnettersi con le proprie radici etniche”. La maggior parte della nostra gente si è allontanata dal vecchio stile di vita. La musica tradizionale ha completamente perso i propri spazi”.

Toni un po’ più accesi (purtroppo, a detta dei madrelingua, con una traduzione in inglese un po’ forzata), sono quelli utilizzati dagli Hu, che già nel 2° singolo (Yuve Yuve Yu) cercano di ridestare nelle giovani generazioni, un sentimento di orgoglio del proprio retaggio culturale facendo riferimento a personaggi come Gensis Khan, Kublai o Ögödei; come riportato anche da alcuni esperti (link in approfondimenti), il messaggio della band non è una propaganda nazionalista superficiale ma piuttosto uno stimolo perché si continui a perpetuare le proprie tradizioni con una maggior consapevolezza e rispetto nei confronti delle proprie radici.

Lo stesso titolo del loro album, “The Gereg” risulta quasi un invito: Gereg, infatti è il termine dato al primo passaporto diplomatico emesso dall’Impero della Mongolia ai tempi di Genghis Khan per viaggiare in paesi diversi, come un’opportunità di uscire dal proprio paese per farsi conoscere e far comprendere quello che era e che in parte è ancora, la cultura e le tradizioni della Mongolia.

“Vogliamo che il nostro album sia un passaporto per il mondo. Vogliamo visitare tutti i paesi senza nessuna restrizione e desideriamo che la nostra musica possa essere conosciuta ovunque”. Gala, leader degli Hu

Non ci resta che aspettarli in Italia!

Per approfondimenti:

https://hanggai.bandcamp.com/

https://www.thehuofficial.com/

https://www.quora.com/Is-the-Mongolian-folk-rock-band-The-HU-actually-nationalist-or-is-it-mocking-nationalists.

 

Articolo a cura di Sarah Manganotti


*Nella cultura nomade mongola il ruolo del cavallo ha avuto sempre un ruolo fondamentale in quanto era il principale mezzo con cui potevano avvenire rapidi spostamenti.

**canto tipico della popolazione di Tuva, situata tra Siberia e Mongolia

Letto 1948 volte Ultima modifica il Lunedì, 29 Luglio 2019 12:23

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