Yang Fenglan e l'avorio in Cina

Di Pubblicato Febbraio 25, 2019

Il 19 Febbraio 2019 è stata arrestata a Dar es Salaam, in Tanzania, Yang Fenglan, nota anche come la “regina dell’avorio”. È stata condannata a 15 anni di carcere per associazione a delinquere per contrabbando d’avorio.

 

 

 

Chi è Yang Fenglan?


Gli investimenti cinesi in Africa non sono nuovi; negli anni 60 viene istituito un corso di laurea in lingua Swahili alla Beijing Foreign Studies University a cui Yang Fenglan si iscrive. Yang è la prima a laurearsi da quel corso e dopo la laurea inizia a lavorare come traduttrice per un progetto che prevedeva la costruzione di una linea ferroviaria che collegasse la Tanzania con la Zambia (progetto TAZARA, a quei tempi l’investimento cinese in Africa più importante). La fine del progetto segna anche il suo ritorno in Cina, ma non la fine della sua relazione con la Tanzania. Negli anni 90 la Tanzania si apre a nuovi investimenti in Cina: Yang coglie l'opportunità al volo e decide di tornare nel continente africano. Nel 1998 apre due business a Dar es Salaam: un ristorante (Beijing Restaurant) e una compagnia di investimenti (Beijing Great Wall Investment).

 

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Nell'ottobre 2015 Yang viene arrestata in Tanzania per contrabbando d'avorio, per poi essere condannata nel febbraio 2019 a 15 anni di carcere insieme ad altri due uomini accusati di associazione a delinquere. Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha approvato la decisione della corte e ha rifiutato di offrire alcun tipo di aiuto alla donna. Yang è accusata di aver contrabbandato più di 700 zanne d’elefante in 10 anni. Ciò significa che più 350 elefanti sono stati uccisi dai contrabbandieri, andando a costituire uno dei casi più grandi di contrabbando d’avorio. La Cina "è pronta a lavorare con la comunità internazionale per la salvaguardia della fauna selvatica e per la lotta al commercio internazionale", ha detto il ministro degli esteri Geng Shuang in un'intervista. 

 

A Marzo 2013 il CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) ha individuato otto paesi (Kenya, Tanzania, Uganda, Cina, Malesia, Thailandia, Vietnam e le Filippine) come i paesi più invischiati nel traffico illegale d’avorio. La Cina ha costituito la fetta di mercato più grande in cui andava a confluire l’avorio illegale.

 

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Rotte calcolate in base alle confische d'avorio (>500 kili), 2012-2013. Fonte: ETIS, 03.11.2013

Link report: https://www.cites.org/sites/default/files/eng/com/sc/65/E-SC65-42-01.pdf, pag. 32

 

Il 30 dicembre 2016, il Consiglio di Stato della RPC ha pubblicato la “Notice of the General Office of the State Council on Orderly Stopping the Commercial Processing and Sale of Ivory and Ivory Products”. Il documento vieta la compravendita e il commercio d’avorio, ed è entrato in vigore il 31 dicembre 2017. La decisione delle autorità di Pechino è stata accolta con grande entusiasmo dalle associazioni ambientaliste che per anni hanno lottato per la salvaguardia degli elefanti. Nonostante i passi compiuti verso la salvaguardia dei pachidermi, la rimozione del divieto sul commercio di ossa di tigri e cordi di rinoceronte dell’ottobre 2018 ha indignato le stesse organizzazioni ambientaliste.

 


Qual è stato l’impatto del divieto?

 

Secondo una ricerca svolta da WWF e da TRAFFIC, i negozi che vendevano legalmente avorio prima del divieto hanno smesso di vendere il tipo di avorio ottenuto dalle zanne di elefante o hanno interrotto la vendita di qualsiasi tipo. Anche se l’acquisto di avorio è diminuito in Cina, rimangono ancora degli hotspot per il traffico illegale del materiale, specialmente al confine col Vietnam. Il report ha anche sottolineato le preoccupazioni per quanto riguarda la messa all’asta dell’avorio antico, che rimane l’unico tipo di vendita legale dopo il divieto. Si teme infatti che che questo possa aprire una strada per l’ingresso di avorio illegale “camuffato” da avorio legale (antico). Dopo la messa in atto del divieto, l’avorio legalmente venduto deve presentare una certificazione da parte di un’agenzia o istituto accreditato.
"La chiusura del mercato interno dell'avorio è un potenziale punto di svolta per la conservazione dell' elefante che speriamo aiuterà a ridurre la domanda e a frenare il bracconaggio", ha detto Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale, "ora ci aspettiamo che altri paesi asiatici seguano l'esempio cinese e adottino un divieto simile per porre le basi di un'azione di conservazione finalmente unitaria per una specie che nell'ultimo decennio ha subito un calo impressionante".

Letto 7223 volte Ultima modifica il Lunedì, 25 Febbraio 2019 15:30

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