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In missione nella valle dei panda

Di Pubblicato Aprile 20, 2018

Kyle Obermann è un fotografo di avventure e di viaggi, i cui soggetti sono spesso quelli della sostenibilità ambientale e la passione per la natura.

 

Ciò lo ha portato in giro per il mondo, ma soprattutto in Cina. Kyle lavora per catturare immagini che celebrino la bellezza naturale e culturale della Cina.

Recentemente, Kyle Oberman ha trascorso tre giorni nelle montagne di Hengudan nel Sichuan, insieme ad una pattuglia di conservazione dei Panda. Questa squadra di tibetani originari del Sichuan si è addentrata nella foresta con l'obiettivo di controllare le telecamere a infrarossi che monitorano i panda e altre specie rare come il moschus e il takin himalayano. Insieme a ciò, il compito comprendeva anche scacciare le principali minacce per questi animali: la caccia dei bracconieri e il disboscamento illegale di questa foresta di proprietà provinciale e statale, perpetrata con lo scopo di ottenere il legname e di allargare i terreni coltivabili. La presenza di funzionari del dipartimento forestale locale all’interno della squadra ha conferito autorità alla missione.

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Questa pattuglia avrebbe dovuto essere di routine, ma le condizioni atmosferiche avverse l’hanno trasformata in una sfida per la sopravvivenza.
Tre giorni di pioggia battente, che ad un certo punto si è trasformata in neve, con le temperature che sono crollate, limitando anche l’azione del fotografo in questa affascinante missione.
Uno dei rifugi notturni del gruppo accompagnato da Kyle Oberman è stato una grotta umida e fredda, un tempo rifugio di bracconieri alla ricerca della stessa cosa che ora cercavamo di proteggere. Cercare di riscaldarsi è stata un’impresa, date le temperature, ma soprattutto per l’umidità. “Abbiamo acceso un fuoco, scheggiando il legno bagnato di alberi e rami caduti,” – racconta il fotografo – “il diluvio esterno non ha fatto che ritardare il nostro ritorno a casa.”

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I panda sono una delle specie più iconiche e sfuggenti del mondo. Il numero di esemplari al mondo non supera le duemila unità. Di questi, la maggior parte di loro si trova nelle montagne di Hengduan, che si trovano nella contea di Pingwu, provincia del Sichuan.
La squadra era composta da un piccolo gruppo di abitanti del remoto villaggio tibetano di Guanba, nella contea di Pingwu. Guanba è così piccolo che sulla maggior parte delle mappe non compare nemmeno. È nascosto in una valle di montagna scoscesa che si snoda lungo un fiume e un bosco, che giunge fino alle cime innevate intorno a Jiuzhaigou. Pur piccolo che sia, questo remoto villaggio è il principale attore nell’attività di conservazione della comunità dei panda in Cina. In passato, Guanba aveva un altro nome: bai xiong gou , o, la "Valle dei Panda".
I nativi di Guanba, che un tempo emigravano nelle grandi città della Cina, da 10 anni a questa parte stanno facendo ritorno al loro paese. Essi tornano non solo per crescere le famiglie nel proprio luogo di nascita, ma sono spinti anche da un crescente senso di coscienza ambientale e di responsabilità verso la loro terra. Negli anni '70 il bracconaggio nella zona delle montagne Hengduan era dilagante: la pelliccia del panda era una prestigiosa fonte di profitto per i cacciatori di frodo.

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I panda in Cina sono stati molto vicini al limite dell'estinzione. I cacciatori venivano da tutto il mondo e tra i più famosi vi furono addirittura i fratelli Roosevelt. Nel 1980 il numero di panda rimasti in natura si avvicinava ai mille, così il governo cinese decise di rendere il bracconaggio illegale.
È in questo contesto che gli abitanti del villaggio di Guanba hanno fondato la prima riserva naturale comunitaria della regione nel 2015. La riserva, approvata dal governo, è gestita esclusivamente dalle popolazioni locali, il cui sforzo è guidato dai millennial che hanno fatto ritorno dalle grandi città. L’area protetta si estende per 40 km intorno al loro villaggio e oggi ospita quattro o cinque esemplari di panda, risultando una delle più alte densità per la specie in tutta la Cina.

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“Alla fine siamo tornati sani e salvi. La pattuglia è stata un successo. Non abbiamo trovato segni di bracconieri o trappole, segnale che le frequenti pattuglie funzionano,” racconta Oberman “abbiamo recuperato la foto di uno dei panda selvatici da una telecamera a infrarossi.”

"Dopo aver passato una notte a congelare nella caverna bagnata, la cosa che più desideravo era il mio letto; l’avventura nella foresta mi aveva emotivamente provato. Durante i tre giorni di cammino, la paura che la mia attrezzatura si rovinasse mi ha completamente prosciugato."

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Letto 1366 volte Ultima modifica il Venerdì, 20 Aprile 2018 16:16

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